mare_monstrum

È stato diffuso oggi da Legambiente il dossier Mare Monstrum 2011 che illustra la situazione in cui versano i mari e le coste italiane. Presentato in occasione del lancio di Goletta Verde, il documento denuncia tutte le illegalità e le assurdità che vedono protagonista il mare del nostro Paese.

Per questo l'associazione ha voluto assegnare degli ironici premi Oscar alle “peggiori minacce che incombono sulle nostre coste” come le ha definite Sebastiano Venneri, il vice presidente nazionale di Legambiente.

Oscar della spudoratezza. Il premio alla spudoratezza va al Governo italiano ed in particolare ai Ministri Tremonti e Brambilla, genitori del famigerato Decreto sviluppo la cui azione, fortunatamente è stata arginata con la soppressione della norma che prevedeva i diritti di superficie delle spiagge. Altrettanto meritevole del poco onorevole titolo è l’iniziativa della Est Capital una società padovana che, secondo Legambiente “ha voluto spacciare una lottizzazione in grande stile al Lido di Venezia con relativa costruzione di tre torri alte 20 metri, come un progetto di riqualificazione del Parco della Favorita”.

Oscar per la monotonia. Il premio va questa volta ad un privato che al momento sta realizzando l’ennesimo porto turistico a Montenero di Bisaccia (CB) a ridosso della foce del Trigno e a pochi chilometri da numerosi altri porti turistici per un totale (attuale) di 2.341 posti barca in appena 70 km di litorale.

Oscar per la demagogia. Premio destinato al sindaco di Campobello di Mazara (TP), Ciro Caravà, che durante la campagna elettorale per la sua rielezione aveva prospettato ai concittadini il condono per le loro case abusive sulla costa. Peccato però che lo abbia fatto sulla base di vecchi atti amministrativi senza alcun valore.

Ma andiamo alle cifre diffuse da Legambiente. Se si considerano tutti i reati relativi a cemento illegale, inquinamento delle acque, pesca di frodo e violazioni al codice della navigazione, quest’anno non c'è proprio da star tranquilli. In primo luogo per il consistente aumento di infrazioni, ben 11.815, il 32,2% in più rispetto allo scorso anno.

La Campania. La regione, ancora una volta, è in testa alla classifica, con 4 reati ogni chilometro di costa, contro la media nazionale di 1,6. Problemi non solo legati alla cementificazione, ma anche ai reati per l'inquinamento e la cattiva depurazione saliti del 44,3% rispetto allo scorso anno (3.781 nel 2010 contro i 2.621 del 2009).

Il problema però, anche se riguarda in primo luogo la Campania, è presente anche nel resto del Paese, dove è stato registrato il 30% di deficit depurativo, che tradotto in pratica significa 18 milioni di italiani che scaricano i propri reflui senza un servizio di depurazione accettabile. Per questo rischiamo, dopo una serie di procedure d’infrazione, d’essere addirittura deferiti alla Corte di Giustizia Europea. Questa volta la medaglia d'oro dell'illegalità, però, non va al Meridione, ma ad altre aree spesso considerate virtuose. Imperia, Treviso o Trieste sono ai primi posti fra le località con la peggiore efficienza depurativa, seguite dalla Lombardia con due milioni di abitanti privi di depurazione.

Le società petrolifere. Altri nemici del mare sono le società petrolifere che, secondo Legambiente, scalpitano per scavare i fondali delle Egadi e quelli abruzzesi. Il tutto per estrarre il petrolio sufficiente a mandare avanti l'Italia per venti mesi. Soltanto 20 mesi, con un rischio inquinamento davvero temibile.

La plastica. Non poteva mancare lei. Si tratta del rifiuto più presente nei nostri mari con percentuali che oscillano fra il 60 e il 95% in base alle aree. Secondo l’Arpa Toscana, ad esempio, il materiale plastico tra i rifiuti presenti nelle acque dell’arcipelago toscano prelevati dai pescatori a strascico, è pari al 73%, il tutto in pieno. 500 invece le tonnellate di rifiuti in plastica che galleggiano nel Mediterraneo.

Ed ecco le tabelle riassuntive diffuse dal dossier:

I dieci nemici del mare italiano

1) Gli scarichi fognari non depurati. La copertura del servizio di fognatura in Italia è dell’85%, quella della depurazione arriva al 70,4%, lasciando una ampia parte di popolazione sprovvista di sistemi adeguati di trattamento delle acque. E questo si traduce in inquinamento di origine organica che finisce dei collettori naturali principali, fiumi e laghi, e alla fine in mare.

2) Il cemento sulla spiaggia. Dall’abusivismo di decine di migliaia di villette per le vacanze, ai tanti attracchi privati e grandi alberghi a picco sul mare che tolgono alla fruizione pubblica spiagge e specchi di mare, mettendo a repentaglio la stabilità della costa. Senza dimenticare la “muraglia cinese” di stabilimenti balneari, ristoranti, discoteche, tutti ovviamente recintati, che rendono inaccessibile la spiaggia se non con il pagamento, illegale, di una sorta di pedaggio per raggiungere il mare.

3) Le trivellazioni off shore di petrolio. L’Italia, attraverso 12 raffinerie, 14 grandi porti petroliferi e 9 piattaforme di estrazione off-shore, movimenta complessivamente oltre 343 milioni di tonnellate di prodotti petroliferi all’anno a cui vanno aggiunte le quantità di petrolio e affini stoccati in 482 depositi collocati vicino al mare, con una capacità di quasi 18 milioni di metri cubi. Oltre ai 76 pozzi di estrazione già esistenti ci sono nuove aree d’Italia a rischio trivelle.

4) Il traffico delle petroliere. Ogni giorno le acque del Mediterraneo sono solcate da 2.000 traghetti, 1.500 cargo e 2.000 imbarcazioni commerciali, di cui 300 navi cisterna (il 20% del traffico petrolifero marittimo mondiale) che trasportano ogni anno oltre 340 milioni di tonnellate di greggio, ben 8 milioni di barili al giorno.

5) I rifiuti plastici in mare. La plastica rappresenta il principale rifiuto rinvenuto in mare, costituisce dal 60% all’80% del totale dell’immondizia trovata nelle acque, pari a circa 500 tonnellate di rifiuti che complessivamente galleggiano nel Mediterraneo. Secondo l’Unep e l’Agenzia di protezione ambiente svedese, di 115 specie di mammiferi marini, 49 sono a rischio intrappolamento o ingestione di rifiuti marini. Tra i 700.000 e un milione di uccelli marini rimangono ogni anno uccisi per soffocamento o intrappolamento.

6) La pesca illegale e le spadare. La mancata applicazione di sanzioni efficaci e della sospensione della licenza di pesca rappresentano il nodo principale della questione, misure previste dal Decreto Ministeriale del 14 ottobre 1998, ma disapplicate dalle autorità italiane. Proprio per questo, e per gravi carenze nei controlli, l’Italia ha subito processi di infrazione e accertamenti che hanno comportato la richiesta di restituzione di oltre 7 milioni di euro nel 2008 da parte dalla Commissione Europea al nostro Paese.

7) Le navi dei veleni. Sono decine le imbarcazioni dal carico sconosciuto che negli anni ‘80 e ‘90 sono partite dai porti italiani e poi sparite nel nulla lungo le coste dell’Italia. Sapere se e dove sono effettivamente affondate queste navi e cosa trasportavano è un diritto dei cittadini e un dovere delle Istituzioni

8) L’inquinamento industriale. In Italia, infatti, ci sono tuttora grandi impianti industriali che continuano ad emettere inquinanti in aria, acqua e suolo, e ci sono alcuni tratti di costa e di mare nel nostro paese che nel corso di decenni di attività industriale hanno subito danni enormi, di cui ancora oggi si sta pagando il prezzo.

9) L’erosione costiera. Secondo l’ISPRA, circa il 30% dei litorali italiani è soggetto a intenso arretramento, e il 24% dei litorali sabbiosi ha subito negli ultimi 50 anni arretramenti medi superiori ai 25 metri. Questi dati confermano che il nostro Paese è tra quelli a più alto rischio di erosione in Europa.

10) Il carbone nelle centrali termoelettriche sulla costa. Negli ultimi anni con l’inaugurazione della nuova centrale a carbone di Civitavecchia e l’autorizzazione dei nuovi gruppi di Fiumesanto in Sardegna e Vado Ligure, il nostro paese ha deciso di rilanciare con forza il combustibile in assoluto più dannoso per l’ambiente. Ma anche altre zone della nostra costa rischiano l’arrivo del combustibile killer del clima, come Saline Joniche, in provincia di Reggio Calabria, o Rossano Calabro (Cs) che oggi brucia olio combustibile.

 

 

La classifica nazionale del mare illegale

 

Regione

Infrazioni accertate

 

 

Percentuale

sul totale

 

Persone denunciate

o arrestate

 

Sequestri

Effettuati

 

 

Campania =

1.872

15,8

2.474

656

Sicilia ↑

1.813

15,3

2.216

564

Calabria ↑

1.747

14,8

1.854

610

Puglia ↓

1.505

12,7

1.636

658

Sardegna =

991

8,4

1.340

234

Liguria ↑

819

6,9

849

126

Lazio ↓

732

6,2

912

405

Toscana ↑

613

5,2

790

128

Marche ↓

406

3,4

482

187

Emilia Romagna =

383

3,2

458

229

Friuli Venezia Giulia ↑

306

2,6

325

45

Veneto ↓

286

2,4

301

106

Abruzzo ↓

237

2,0

393

85

Molise ↑

59

0,5

50

8

Basilicata ↓

46

0,4

52

19

 

Totale

11.815

100

14.132

4.060

 

I principali reati ai danni del mare

Reato

Infrazioni

accertate

 

% rispetto

al 2009

Persone denunciate

e arrestate

Sequestri

effettuati

Abusivismo edilizio

sul demanio

3.495

-11,6

5.044

1.635

Depuratori, scarichi fognari, inquinamento da idrocarburi

3.781

+ 44,3

3.679

1.555

Pesca di frodo

1.748

+ 10,3

1.729

428

Codice della navigazione

e nautica da diporto

2.791

+ 259,2

2.974

632

Totale

11.815

+ 32,2

14.132

4.060

Alla luce di questi dati - ha sottolineato Venneri - assume ancora più importanza la decisione del nostro Paese di bandire i sacchetti di plastica non biodegradabile che ci facevano registrare consumi record. Basti pensare che l’Italia da sola consumava un quarto dei sacchetti dei 27 Paesi dell’Unione Europea. Il bando dei sacchetti di plastica è quindi un’ottima notizia per il nostro mare. E questa sarà la prima estate di una nuova era deplastificata”.

Ma dal dossier emerge anche qualche nota positiva, come ad esempio il lavoro di alcune Procure e amministrazioni locali che stanno contrastando l'abusivismo, come la precedente amministrazione comunale di Rossano (CS) che ha demolito metà degli ottanta villini costruiti sul demanio marittimo e quella di Isola Capo Rizzuto.

Francesca Mancuso

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