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"Per quest'anno non cambiare, stessa spiaggia stesso mare". La celebre canzone aveva azzeccato. È stata infatti soppressa ieri la norma del dl sviluppo che riguardava i diritti di superficie delle spiagge. Ad annunciarlo è in commissione Bilancio e Finanze della Camera è stato il relatore di maggioranza Maurizio Fugatti.

Dopo il passaggio da 90 anni, come aveva previsto inizialmente il decreto a 20, la norma è stata cestinata, accogliendo le proposte di modifica inviate dal PD al testo del decreto. Le misure soppresse dovrebbero trovare posto all'articolo 21 della Legge comunitaria 2010. Invariate invece le norme riguardanti i distretti turistici.

Numerose erano state le proteste contro il decreto sviluppo. Originale quella di Legambiente, di manifestare in costume davanti alla sede del Ministero dei Beni Culturali.

Proprio Sebastiano Venneri, vicepresidente nazionale di Legambiente ha commentato la notizia: “Dopo la vittoria su nucleare e acqua pubblica, la cancellazione della norma che prevedeva il diritto di superficie sulle spiagge per 20 anni, rappresenta una nuova vittoria per tutti i cittadini, gli imprenditori onesti e per coloro che hanno a cuore i beni comuni. Questa estate è cominciata bene, ora avanti per liberare le spiagge dai cancelli e dal cemento”.

Il vecchio decreto – ha continuato Venneri rappresentava un’aberrazione giuridica che non accontentava nessuno. Né tanta parte degli imprenditori che hanno rischiato di venir scalzati dai grandi speculatori del settore, né cittadini e turisti, che venivano di fatto privati del diritto di fruire di un bene pubblico per eccellenza”.

Anche il FAI e il WWF hanno accolto con gioia la decisione di lasciare libere le spiagge da vincoli di questo tipo. Si legge in una nota di ieri: “Il dietrofront della maggioranza sul decreto sviluppo, annunciato oggi dal relatore del provvedimento in Commissione Bilancio e Finanze della Camera Maurizio Fugatti, dà ragione al FAI e il WWF che avevano denunciato per primi con forza come, una volta concesso il diritto di superficie sulle spiagge, difficilmente si sarebbe potuti tornare indietro, con il rischio di consegnare il nostro litorale in mano ai privati che avrebbero acquisito un diritto edificare in aree costiere demaniali sinora libere. Bene che ci sia un ripensamento anche se ci auguriamo che la norma non rispunti tal quale in un altro provvedimento”.

Tutti avvisati, non cerchiamo vie alternative. Le spiagge dovranno rimanere “libere”.

Francesca Mancuso

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