Fukushima_no_nuke

23.500 tra vittime e dispersi. È questo il numero più impressionante del post-Fukushima, quello che salta subito all'occhio a tre mesi di distanza dal 5° terremoto – per intensità – della storia umana. Pochi altri dati rendono l'idea dell'apocalisse che si è abbattuta sul Giappone, paese che sembra entrato in guerra senza volerlo e oggi, pur volendolo, non riesce più a trovare la pace. Se però da un lato la ricostruzione prosegue, tra il disinteresse tipico dei media occidentali che hanno già spento i riflettori e la volontà di occultare le prove manifestata dalla Tepco, d'altra parte anche la Storia fa il suo corso: laradioattività è sempre alta – anzi, abnorme – e i giapponesi, abbandonato il riserbo, cominciano a far sentire tutta la propria rabbia.

L'altro ieri sono state più di 150 le manifestazioni in memoria delle vittime organizzate in tutto il paese. Alle 14,46 ora locale – la stessa in cui si è verificato il sisma l'11 marzo – migliaia di persone hanno osservato un minuto di silenzio. Poi, a seconda delle città, si sono formati cortei di protesta, come quello che ha portato 10.000 persone circa sotto la sede della Tepco, tra slogan urlati, dita puntate e cartelloni abbastanza eloquenti. Da parte sua l'azienda responsabile di aver aggravato una situazione già di per sé gravissima continua a fare il suo sporco lavoro, dimostrandosi incapace e disonesta allo stesso tempo.

Solo oggi i dati sull'acqua raccolti dai tecnici sono stati resi pubblici, con un ritardo giustificato in parte dalla situazione drammatica in parte da qualcosa che assomiglia molto al depistaggio volontario. 240 volte il limite legale di sicurezza è dunque il valore dello stronzio-90 rilevato nella zona di mare in prossimità del reattore numero 3 in data 16 maggio. Sempre nello stesso giorno, davanti al reattore numero 2, l'acqua dell'Oceano Pacifico conteneva 170 volte la quantità di stronzio-90 fissata per legge.

Nel frattempo i rimedi messi in campo fanno cilecca o se preferite schifo: il test per avviare il dispositivo di depurazione dell'acqua dalle sostanze radioattive presenti è stato rinviato dopo alcuni problemi tecnici. Per evitare che altra acqua contaminata trabocchi in mare si è quindi tentato di ignorarli, questi problemi, ma altri sistemi si sono sono dimostrati ugualmente impraticabili. Il riciclo dell'acqua utilizzata per raffreddare i reattori, quindi, non partirà come previsto il 15 giugno, ma forse il 20 o addirittura più tardi. Il problema è che intanto il livello sale e se continuerà a farlo entro un paio di settimane potrebbe non esserci altra alternativa che riversare tutto in mare.

Ad oggi la situazione è questa, e la consapevolezza di aver superato il quorum al referendum sul nucleare (e sull'acqua pubblica e sul legittimo impedimento) – il risultato finale si saprà tra poche ore – non può che farci tirare un primo, cinico respiro di sollievo.

Roberto Zambon

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