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Inizia a scoperchiarsi il "vaso di Fukushima". Dopo le tracce di plutonio trovate intorno alla centrale e i livelli di radioattività doppi rispetto a quelli comunicati, cominciano a intravedersi i veri danni provocati dalla catastrofe nucleare che, dopo 3 mesi dal tremendo terremoto, secondo fonti ufficiali giapponesi, presenta oggi la peggiore situazione che si possa verificare in un incidente nucleare.

Secondo il rapporto fornito della Nuclear and Industrial Safety Agency (NISA), il quadro è ben più grave rispetto a quanto ha spiegato fino ad ora la Tepco. Infatti, il combustibile nucleare in tre reattori (1, 2 e 3) dell’impianto atomico di Fukushima si è sciolto e fuoriuscito attraverso il contenitore a pressione, venendosi ad accumulare in fondo e all’esterno del contenitore principale. Tale situazione sarebbe addirittura peggiore della fusione del nocciolo.

La situazione è stata sottoposta all'attenzione dell'International Atomic Energy Agency (AIEA), che avrebbe dunque confermato che la fusione dei noccioli e la rottura dei contenitori dei 3 reattori non è più solo un'eventualità ma una realtà concreta.

Il fatto che il contenitore delle barre fosse stato danneggiato dal sisma non è una novità. Ciò che è stato da poco accertato è che c'era stata fin dalle prime ore dell’incidente la perdita all'esterno della centrale del materiale radioattivo. Secondo la Nuclear and Industrial Safety Agency, già 5 ore dopo il terremoto il contenitore a pressione del reattore n.1 era danneggiato. La Tepco invece ha stimato questo tempo a 15 ore.

In merito Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo di Greenpeace Italia, ha commentato: "Il danneggiamento del vessel che contiene il nocciolo del reattore 1 di Fukushima sarebbe avvenuto dopo sole 5 ore dallo tsunami e non 15 come precedentemente stimato da Tepco; il vessel del reattore 2 si sarebbe danneggiato dopo 80 ore e non 109, mentre il vessel del reattore 3 si è danneggiato più tardi di quanto stimato (79 ore e non 66). La cosa più grave del rapporto della NISA è che per la prima volta si ipotizza un 'melt-through': il nocciolo fuso sarebbe infatti gia' passato dal vessel al contenimento primario, dunque l'inizio della cosiddetta 'sindrome cinese che in questo caso andrebbe ribattezzata 'sindrome argentina'".

Francesca Mancuso

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