centrale_Hamaoko

Nonostante i big dell'informazione abbiano spento da tempo i riflettori sul disastroso terremoto che ha colpito il Giappone, a più di due mesi di distanza dall'evento la situazione resta drammatica. Alcune delle ultime notizie sono pessime, altre vanno prese come monito di quanto devastanti possano essere gli incidenti legati all'energia nucleare. I fatti più eclatanti sono due: il primo è la morte di un operaio di circa 60 anni, impegnato nelle difficilissime operazioni di riparazione e bonifica alla centrale di Fukushima.

Secondo la Tepco non ci sarebbe nessuna relazione tra questa morte – la terza in ordine cronologico – e il livello di radiazioni registrato nell'area. Si tratterebbe invece di infarto, una teoria che, date le notizie distorte rilasciate in precedenza, è meglio prendere con le pinze.

A questa ulteriore tragedia, che rimarrà tale anche se e quando si saprà la verità, va sommato un fatto di natura tecnica, segno però della fragilità di un sistema creduto fino a pochi mesi fa perfetto. Il 6 maggio il premier Naoto Kan ha infatti chiesto la chiusura della terza centrale nucleare in ordine di grandezza, quella di Hamaoko, situata nella città di Omaezaki nonché sopra una zona ad altissimo rischio sismico, con tanto di possibilità di terremoto di magnitudo 8.0 entro i prossimi 30 anni quasi certa. La Chubu Electric Power Company ha quindi avviato le procedure di chiusura, andando ad allungare la fila di centrali nucleari nipponiche già off-line (circa 2/3 del totale).

Ma non è finita. È di venerdì scorso la scoperta dell'ennesima fuga radioattiva dal reattore numero 1 della centrale di Fukushima, riconducibile – secondo l'Agenzia per la Sicurezza Nucleare Giapponese – a una falla del reattore stesso. Inoltre, su alcuni impianti di depurazione di Tokyo e nelle ceneri di altri sistemi di trattamento dei fanghi, sarebbero stati rilevati dai tecnici tracce di particelle radioattive come il cesio. Notizia che si riferisce ai giorni subito dopo il terremoto, ma che solo in queste ore viene a conoscenza del pubblico. Tutto questo ha d'altro canto un risvolto positivo: migliaia di persone si sono riunite ormai una settimana fa per chiedere lo stop definitivo dei programmi nucleari del paese. Ora non resta che vedere se il governo si dimostrerà altrettanto saggio.

Roberto Zambon

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