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Dopo il decreto sul fotovoltaico, è passato anche il Decreto Sviluppo, che tra i tanti punti prevede anche la “Privatizzazione delle spiagge”.

Il provvedimento fa quantomeno sorridere poiché lascia gratuito e libero l'accesso ed il transito sulla battigia, ma paralizza letteralmente la concessione di un terreno o di un immobile su cui esiste un insediamento turistico. Ciò significa che uno stabilimento balneare, dunque un bene demaniale in senso lato, potrà finire in mano al privato per 90 anni, offrendo anche la possibilità di effettuare degli investimenti che potrebbero anche cambiare l'aspetto paesaggistico del nostro paese.

Le reazioni non si sono fatte attendere. Prima tra tutte quella dell'Unione Europea, oggi "molto sorpresa" dalla decisione di una così lunga concessione delle spiagge e dei beni demaniali. "Questo non sarebbe in linea con le regole del Mercato interno, in particolare con la direttiva servizi", ha commentato la portavoce del commissario Ue al Mercato interno, Chantal Hughes, che sottolinea in particolare: "Non abbiamo ricevuto nessuna comunicazione formale dalle autorità italiane, ma dopo gli articoli visti sulla stampa oggi chiederemo loro informazioni. Se quello che è stato pubblicato dalla stampa è corretto, saremmo molto sorpresi, non sarebbe in linea con le regole del mercato interno Ue".

Ma al centro delle preoccupazioni dell'Ue, in particolare, vi è un punto. Continua la Hughes: "Le concessioni in Italia sono spesso rinnovate dopo la scadenza, generalmente di sei anni, se lo richiede il titolare delle concessioni stesse: è un rinnovo quasi automatico senza che via sia una reale riapertura alla concorrenza". Monopolio assicurato, nei secoli futuri.

Duro anche il Codacons: "È evidente che concedere il diritto di superficie per 90 anni è l'opposto di garantire la libera concorrenza oltre ad essere contrario alla normativa europea: con il 'piano spiagge' il governo è riuscito nell'impresa di consentire la cementificazione, senza nemmeno avere in contropartita la garanzia di poter migliorare l'offerta turistica".

Non si può certo dire che il Decreto Sviluppo sia stato accolto a braccia aperte.

Francesca Mancuso

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