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Mai come in questi giorni la politica italiana ha dato sfoggio di tanta dedizione a una causa: dopo l'incidente di Fukushima, ora il governo tenta il tutto per tutto pur di portarsi a casa la partita dell'atomo. Già vi abbiamo parlato la settimana scorsa del provvisorio stop al nucleare voluto da Berlusconi, nel tentativo di evitare la vittoria dei comitati promotori del referendum previsto per il 12 e 13 giugno contro privatizzazione dell'acqua pubblica, legittimo impedimento e, appunto, ritorno dell'atomo.

È però di oggi una notizia altrettanto preoccupante: secondo quanto riportato da Il sole 24 ore, Italia e Ungheria hanno preso accordi il cui obiettivo è la ricerca e lo sviluppo, tanto per cambiare, dell'energia nucleare di quarta generazione.

Sordi a qualsiasi volontà popolare e indifferenti alle numerose proteste di Legambiente, WWF, Greenpeace e non solo, in controcorrente ai rapporti che vogliono il nucleare una tecnologia ormai obsolete e poco conveniente, gli amministratori dello Stato Italiano, tra cui Paolo Romani e Stefano Saglia, si occuperanno quindi di organizzare tappa dopo tappa un percorso comune tra il nostro paese e l'Ungheria. Primo obiettivo, discusso proprio in queste ore a Budapest in occasione del Consiglio europeo dell'energia, sarà quello di allestire un laboratorio all'interno della centrale nucleare di Paks, che con quattro reattori di tecnologia russa Vver soddisfa più di un terzo – 2.000 MW – del fabbisogno energetico ungherese. Ma in futuro ci sarà anche posto, almeno nelle intenzioni, per la realizzazione di una centrale sperimentale da 100 MW... in territorio ungherese, s'intende.

Nonostante a molti un simile accordo possa sembrare follia allo stato puro, il Sottosegretario allo Sviluppo Economico Stefano Saglia ha dichiarato che "la nuova filiera di reattori veloci al piombo presenta aspetti di indubbio interesse sul fronte della sicurezza degli impianti e offre oltretutto all'Italia un'ottima carta da giocare per riguadagnare un ruolo leader nella ricerca di settore. Eppure, sono tanti i settori in cui potremmo essere leader, vedi ad esempio quello del fotovoltaico. Difficile però spiegarlo a chi – come Romani – porta il nome di un decreto ribattezzato dagli addetti ai lavori L'ammazza rinnovabili. Ma questa, putroppo, (non) è un'altra storia.

Roberto Zambon

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