allarme_nucleare

Che la situazione sia tragica, forse addirittura irrisolvibile, è ormai un dato di fatto: anche sperando in un cambio di rotta imminente, le conseguenze sull'ambiente sono ad oggi così gravi che l'incidente di Fukushima è stato appena dichiarato di Livello 7, il top nella classifica dei disastri legati all'energia atomica per uso pacifico, stesso punteggio, per intenderci, del tristemente famoso incidente di Chernobyl. Meno chiaro è il comportamento del Governo giapponese e dell'International nuclear energy agency (Iaea), le cui dichiarazioni, messe a confronto con quelle dei dirigenti della Tepco, sembrano dire soltanto una cosa: “non abbiamo la minima idea su come uscire da questo inferno”.

"La decisione di elevare da 5 a 7 il livello di gravità dell'incidente non si tradurrà in un aggravamento della crisiaveva dichiarato ieri Yukio Edano, capo di gabinetto del governo giapponese. Precisando: "non si avrannio cambiamenti nel modo in cui la crisi è gestita nella centrale nucleare di Fukushima Daiichi". Eppure, nelle stesse ore, in un'altra conferenza stampa, un rappresentante della Tepco ipotizzava che le conseguenze dell'incidente di Fukushima I potrebbero essere più gravi di quelle della catastrofe di Chernobyl. Aggiungendo: le fughe radioattive non sono state ancora completamente bloccate e la nostra preoccupazione è che la quantità delle sostanze radioattive emesse possano finire per raggiungere, e forse eccedere, quelle emesse a Chernobyl.

A chi credere dunque? Trovare una risposta diventa ancora più difficile se si aggiungono le parole del Direttore dell'Iaea Denis Flory, il cui commento dato alle stampe è stato questo: "l'Autorità per la sicurezza nucleare giapponese ha stimato che la quantità di sostanze radioattive liberate nell'atmosfera dalla centrale di Fukushima rappresentano intorno al 10% di quelle liberate dall'incidente di Chernobyl". Che questo 10% sia tanto o poco non è dato sapere. Fatto sta che la stessa Autorità per la sicurezza nucleare giapponese, in vista delle ultime nuove scosse di assestamento verificatesi nei giorni scorsi al largo delle coste giapponesi, ha ordinato alla Tepco di verificare la resistenza sismica degli impianti e degli edifici di Fukushima I. Insomma, poche idee, molta confusione, e una domanda purtroppo inutile: chi pagherà per questa “malagestione”?

Roberto Zambon

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