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Una notizia che, se non risolutiva nell'enorme consistenza dei danni provocati dagli incidenti a Fukushima, quantomeno importante perché dà un primo segnale all'emergenza nucleare in atto. La falla che si era verificata al reattore numero 2 della centrale di Fukushima Daichii è stata tappata.

La notizia è stata resa nota, nelle scorse ore, da alcuni portavoce della Tepco (Tokyo Electric Power Company), la società che gestisce l'impianto rimasto fortemente danneggiato dal terremoto – tsunami dello scorso 11 marzo.

La crepa, che per diversi giorni aveva provocato il riversamento in mare di notevoli quantità di acqua contaminata, è stata risolta con l'utilizzo di 6 mila litri di vetro liquido, il water glass, metasilicato di sodio, miscelato a un materiale indurente, che permetterà di eliminare la continua dispersione di acqua radioattiva, i cui valori di contaminazione, nei giorni scorsi, erano stati registrati 7,5 milioni di volte superiori alla norma.

Questo intervento, assicurano i tecnici della Tepco, si rivelerà fondamentale, e molto più resistente dei precedenti tentativi di bloccare la falla con l'utilizzo di cemento, segatura, polimeri e carta di giornale.

Sempre nelle prime ore di oggi (in Italia) è arrivata la notizia secondo la quale la Tepco ha deciso uno stanziamento di fondi da utilizzare come risarcimento economico a beneficio delle famiglie colpite dal disastro. Sono, infatti, circa 80 mila le persone che abitano nel raggio di 30 km dalla centrale di Fukushima e che hanno dovuto abbandonare l'area e che molto probabilmente non potranno mai fare più ritorno nelle loro terre. L'emergenza nucleare, infatti, rimane ai massimi livelli: per questo, solo pochi residenti nella zona – per lo più anziani, qualche piccolo commerciante e alcuni coltivatori di riso – hanno preferito restare sul posto, anziché seguire le indicazioni del Governo di Tokyo che invitava la popolazione ad evacuare la zona in un raggio di 30 km dalla centrale.

Intanto, continua a destare preoccupazione a livello internazionale la scelta, maturata ad inizio settimana, di riversare in mare le 11500 tonnellate di acqua radioattiva già utilizzata per raffreddare le barre di combustibile dal reattore numero 2. Questa decisione, che i tecnici della Tepco hanno reso noto di avere compiuto per fare posto, nelle vasche dell'impianto e nei condotti, a nuova acqua per il raffreddamento delle barre di combustibile, ha scatenato notevole allarme nei Paesi vicini.

In particolare, Cina e Corea del sud hanno manifestato la propria preoccupazione per il rilevante quantitativo di acqua contaminata riversata nell'Oceano pacifico. Per tutta risposta, il portavoce del Governo giapponese, Yukio Edano, ha comunicato nelle scorse ore che Stiamo fornendo indicazioni al Ministero degli Esteri e a quello del Commercio per far sì che possano spiegare in maniera dettagliata l'evolversi della situazione alle Nazioni vicine: una dichiarazione che somiglia, anche qui, a un tentativo di tappare la falla suscitata dalle polemiche scoppiate nei giorni scorsi a proposito della scarsa informazione data dal Governo di Tokyo.

Piergiorgio Pescarolo

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