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Secondo una ricerca condotta dall’Istituto Spagnolo di Oceanografia il livello del Mar Mediterraneo sarebbe addirittura raddoppiato negli ultimi dieci anni, subendo una “brusca accelerazione” .

Lo studio raccoglie per la prima volta dati oceanografici e atmosferici dal 1948 al 2008 e applica un sistema di osservazione pioniere in Europa, in grado di analizzare le oscillazioni periodiche del livello del mare.

Nel corso del XX secolo il livello del mare è cresciuto di 20 cm: dal 1943 il ritmo di innalzamento è stato di 1/1,25 mm all’anno ma nell’ultimo decennio è raddoppiato, attestandosi sui 3mm all’anno.

Secondo la ricerca, nel caso in cui il trend dovesse rimanere inalterato nei prossimi anni, nel 2100 il livello del Mediterraneo salirà di altri 30 cm, 50 cm in più rispetto all’inizio del XX secolo. Tuttavia ciò non è prevedibile con certezza, soprattutto perché si tratta di un fenomeno non constante.

Il rapporto rivela anche un aumento delle temperature, sia in superficie che in profondità, e della salinità, per la minore affluenza di acqua dolce dei fiumi.

I cambiamenti delle temperature sono un fenomeno naturale e normale, ma ciò che sta accadendo oggi è che la metà delle cifre registrate sull’innalzamento dell’acqua sono riconducibili allo scioglimento dei ghiacciai”. Ad affermarlo è il direttore della ricerca Manuel Vargas Yáñez, che avverte: “se il riscaldamento terrestre manterrà il ritmo attuale si potrà raggiungere un innalzamento di 90 cm nel corso di questo secolo”.

Questa ricerca, edita con il titolo “Cambiamento climatico nel Mediterraneo Spagnolo”, si propone come obiettivo principale un approfondimento delle conoscenze dell’ambiente marino e dell’impatto dell’attività umana e dei cambiamenti climatici su di esso. Il suo scopo non è, quindi, creare inutili allarmismi, quanto semmai stimolare la prevenzione e l’eliminazione delle cause artificiali che contribuiscono all’innalzamento dei livelli del mare e all’aumento del riscaldamento, come le emissioni di CO2.

Il Mediterraneo è, infatti, particolarmente vulnerabile all’attività umana. Lo sfruttamento della pesca, l’impatto prodotto dal traffico marino, dalle industrie e dal settore agricolo, la grossa quantità di rifiuti in plastica, le trivellazioni petrolifere sono solo alcuni esempi di attività che possono influire sul nostro ambiente marino. Tuttavia, sono soprattutto i cambiamenti climatici mondiali a rappresentare la peggior minaccia: potrebbero comportare un’alterazione delle condizioni fisiche e chimiche del Mare Nostrum, del suo ecosistema marino e della morfologia stessa delle coste.

In particolare, gli effetti di un tale aumento del livello del Mediterraneo potrebbero essere davvero tragici soprattutto nelle zone litoranee densamente edificate e popolate, come le coste italiane.

Roberta Ragni

Scarica il rapporto completo (in spagnolo)

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