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Non bastavano le indiscrezioni (poi rivelatesi fondate) di WikiLeaks sul fatto che, già negli anni scorsi, il Governo giapponese era a conoscenza della situazione di rischio per la centrale di Fukushima. Adesso, oltre all'inquinamento delle acque dei reattori danneggiati dal terremoto – tsunami dell'11 marzo, ci mancavano solo gli errori macroscopici da parte dei dirigenti della Tepco.

I “piani alti” dell'azienda che ha in gestione l'impianto, ieri, avevano indicato che il livello di radioattività delle acque del reattore 2 di Fukushima era 10 milioni di volte superiore al normale. Una notizia che ha fatto piombare in un immediato e tragico allarme la tranquillità domenicale in tutto il mondo.

Si è trattato di un errore, si sono poi affrettati a correggere i dirigenti Tepco. In realtà, la concentrazione di radioattività nell'acqua è, poi, risultata 100 mila volte in più rispetto alla norma. Uno sbaglio di... due zeri, che ha – giustamente – portato il Governo a bacchettare duramente la dirigenza Tepco.

Ci siamo sbagliati, e chiediamo scusa. Un errore così non si ripeterà mai più”. C'è dell'agghiacciante, nella richiesta di scuse avanzata dai dirigenti della Tepco. Una richiesta di scuse che, tuttavia, non ha impedito al Governo di definire “Inaccettabile” la gestione delle informazioni da parte della Tepco stessa.

Purtroppo, osserva Yukio Edano, portavoce del Governo, che si parli di 100 mila o di 10 milioni, gli effetti immediati poco cambiano. L'elevatissima radioattività riscontrata, ieri, nell'acqua al reattore 2 di Fukushima (e che ha causato l'immediato allontanamento dall'area per i tecnici che da giorni cercano in tutti i modi di ridurre le conseguenze della catastrofe: due di loro, a causa della continua esposizione all'acqua radioattiva, sono stati ricoverati in condizioni disperate all'ospedale) è, con tutta probabilità, causato dalla parziale fusione delle barre di combustibile nucleare: “Riteniamo che la diffusa radioattività possa essere causata dal fatto che le barre di combustibile, parzialmente fuse, sono entrate a contatto con l'acqua utilizzata per raffreddare il reattore”, ha indicato Edano.

Questo episodio, inoltre, ha contribuito non poco a far aumentare il livello di allarme, adesso salito a 6, e a far puntare il dito sul futuro del nuclearenel Paese del Sol Levante: “Per il momento, occorre dirottare tutte le risorse tecniche per fronteggiare l'emergenza. Dopodiché, bisognerà dare il via a un ampio processo di revisione sulla gestione dell'energia atomica”, hanno riferito all'Ansa alcune fonti interne al Governo di Tokyo.

Il procedimento, è facile immaginare, riguarderà l'esame delle operazioni di controllo sulla sicurezza delle centrali, il ruolo e i poteri dell'Authority e la diffusione delle informazioni.

Di diverso avviso Greenpeace che nei giorni scorsi, come abbiamo visto, ha pubblicato uno studio secondo cui l'incidente alla centrale giapponese di Fukushima ha già rilasciato abbastanza radioattività da essere classificato di livello 7, secondo la International Nuclear Event Scale (INES).

Per questo continuano le rilevazioni di radioattività dalla squadra di radioprotezione di Greenpeace che nel villaggio di Iitate, a 40 km dalla centrale di Fukushima ha rilevato livelli di contaminazione fino a 10 micro Sievert per ora (µS/h). L'associazione chiede dunque l'evacuazione della zona che pur essendo a oltre 20 km dall'area di massima esclusione, onde evitare il rischio di irradiamento soprattutto per le donne in attesa e per i bambini. Anche perché i livelli rilevati a Iitate che si aggirano tra i 7 e 10 µS/h si riferiscono alla sola radioattività esterna e non considerano il rischio aggiuntivo causato da inalazione e/o ingestione delle particelle radioattive, calcolando anche che il limite per la dose annua è di 1000 µS/h che viene superato, vivendo in quest'area, in circa cinque giorni.

"Le autorità giapponesi sanno perfettamente che qui la radioattività è così alta ma non fanno niente per proteggere gli abitanti né per informarli dei rischi che corrono - afferma Jan van de Putte, esperto di radioprotezione della squadra di Greenpeace - Stare a Iitate non è sicuro, specialmente per i bambini e le donne in attesa: qui si accumula una dose pericolosa di radiazioni in pochi giorni. E, se si aggiunge la contaminazione da ingestione e inalazione, i rischi sono ancora più alti".

Greenpeace chiede, dunque, alle autorità giapponesi - la cui credibilità è stata minata dalla notizia che il Governo sapeva del rischio di fusione del nocciolo dal primo giorno dell'incidente, ma ha autorizzato lo scarico di vapore dal reattore solo due giorni dopo, aumentando probabilmente i danni al combustibile nucleare e al sistema di raffreddamento - "di smetterla di preferire le politica alla scienza e di definire immediatamente zone di evacuazione intorno alla centrale di Fukushima in base ai valori di radioattività effettivamente presenti nell'area. Oltre a fare chiarezza sui reali rischi di questa crisi nucleare, ritiene che la migliore mossa per il Giappone e per tutti i governi, sia di smantellare subito le centrali nucleari e di investire in efficienza ed energie rinnovabili".

Piergiorgio Pescarolo

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