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Di fronte al no degli italiani il governo traccheggia. Dopo il terribile incidente alla centrale giapponese di Fukushima, il nucleare ha iniziato a preoccupare fortemente gli italiani, già scettici e in buona parte contrari alla reintroduzione dell'atomo nel nostro Paese. Di fronte a questo impasse e preoccupato per il possibile esito negativo del referendum sul nucleare che si terrà a giugno, dato per certo anche dagli ultimi sondaggi, il governo italiano ha deciso di prendere tempo, sospendendo per un anno qualsiasi decisione sull’argomento avendo deliberato oggi la moratoria "sulle procedure per l'installazione e la ricerca di siti nucleari".

Anche alla luce di quanto discusso ieri in Europa -aveva detto ieri Paolo Romani, Ministro dello Sviluppo economico - bisogna consentire anche al nostro Paese di partecipare al massimo livello negli organismi europei alla definizione dei criteri, dei parametri e delle procedure a tutela della sicurezza dei cittadini".

Nel provvedimento correttivo al decreto 31 sulla localizzazione dei siti veniva fissato in tre mesi il termine per dare avvio all'individuazione dei luoghi dove costruire le centrali che con la moratoria di oggi diventa invece di un anno. Ma non è tutto perché viene fatto slittare anche il termine per la definizione del piano programmatico e l'elaborazione della strategia nucleare, spostata ulteriormenti in avanti di ben 24 mesi.

«È una decisione saggia che ci consente di essere in piena sintonia con le scelte europee - dichiara Adolfo Urso, deputato di Fli - In questo modo si pongono le condizioni perché le scelte siano fatte non sull'onda dell'emotività, ma sulla base delle effettive condizioni di sicurezza».

Di diverso avviso l'opposizione e le associazioni ambientaliste per le quali l’esecutivo ha scelto di mettere tutto a tacere solo per placare le proteste e le paure in vista delle prossime elezioni, ma soprattutto per boicottare il referemdum: “Governo senza pudore. Questa moratoria è solo una presa in giro. – ha fatto sapere il comitato Vota Sì per fermare il nucleare - Vogliono chiudere la bocca agli italiani perché sanno che dalle urne del referendum verrà fuori una sonora bocciatura del loro folle progetto nucleare”.

La verità è che il governo sul nucleare non ha cambiato idea. – ha continuato il comitato - Vogliono solo rimandare il taglio del nastro dopo le amministrative e depotenziare il referendum, nella speranza che la nube radioattiva passi, che la tragedia giapponese venga dimenticata. Non è una pausa di riflessione, ma una subdola operazione di marketing fatta sulla pelle e sulla fiducia degli italiani. Non sono preoccupati della nostra salute, ma dell'andamento dei sondaggi”.

Inoltre, hanno continuato le associazioni all’unanimità: “vorremmo capire come intendono imporre agli italiani questa subdola moratoria: non basterà fermare il decreto legislativo sulla localizzazione delle centrali”.

È solo un escamotage per prendere tempo e passare indenni le elezioni amministrative e il referendum – ha detto Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente - Si è scelto di traccheggiare un anno per non perdere le elezioni amministrative e boicottare il referendum antinuclearista, ma siamo convinti che gli elettori non si faranno prendere in giro – ha proseguito Cogliati Dezza -. Non c’è bisogno di nessuna pausa di riflessione sul nucleare perché i suoi danni e la sua pericolosità sono purtroppo sotto gli occhi di tutti. Quello di cui c’è bisogno invece è un No incondizionato, basato sul coraggio di investire sull’efficienza e sulle rinnovabili, ma anche sulla lungimiranza di pensare al futuro del Paese. Due attributi che evidentemente non appartengono a questo Governo. Invitiamo quindi i cittadini a non cadere nell’inganno di questa moratoria e partecipare al referendum, votando SI per fermare il Nucleare”.

Della stessa opinione anche Greenpeace che considera la moratoria sul nucleare approvata oggi dal Consiglio dei Ministri, "una foglia di fico con la quale l'esecutivo tenta di confondere le acque per dare a intendere ai cittadini che del referendum di giugno non c'è più bisogno".

"Il voto popolare del referendum segnerà la definitiva sconfitta dei piani di ritorno al nucleare in Italia e sanzionerà la sciatteria di questo esecutivo, che si muove più come un piazzista dell'atomo che come un'istituzione a garanzia e tutela della salute e del benessere del paese" sostiene Salvatore Barbera, responsabile della campagna Nucleare di Greenpeace Italia. "La tragedia di Fukushima - prosegue Barbera - li ha colti sul fatto: e ora che tutte le Regioni hanno espresso la loro contrarietà a ospitare nuove centrali, l'esecutivo non sa più dove andare a parare. Smettano pure d'arretrare confusamente dai loro piani: sarà il referendum a chiarire per sempre che l'Italia dice "no al nucleare" e che governo e lobby nucleari possono riporre definitivamente i loro insani progetti".

Già immaginiamo che qualcuno tra 12 mesi verrà a dirci che l’incidente in Giappone è dovuto principalmente allo tsunami , evento che nel nostro paese non si verificherà mai e che, essendo le centrali previste in Italia più sicure di quelle giapponesi non ci sarà alcun problema – ha dichiarato Gaetano Benedetto, direttore delle politiche ambientali del WWF Italia - In realtà, come il WWF ha documentato, il problema non è solo quello della sicurezza ma della prospettiva economica che si intende costruire nel futuro. Questa non può che esser basata sull’indipendenza energetica che certo non viene garantita dall’uranio, di cui l’Italia non dispone e il cui prezzo tutti gli economisti sostengono sarà destinato ad aumentare. Poiché già oggi abbiamo una potenza elettrica installata pari a più del doppio del picco massimo di consumo (che peraltro dura solo poche ore), e poiché abbiamo forniture energetiche già contrattualizzate per i prossimi 20 anni il problema è solo quello della prospettiva. Da un lato c’è il nucleare e dall’altro c’è un’economia diffusa e una ricerca applicata legata alle rinnovabili. Gli italiani sembra che abbiamo già scelto da che parte stare e se il Governo vuole esser coerente con questo sentimento ormai popolare dovrebbe cancellare la previsione del nucleare garantendo che la Strategia energetica nazionale (che l’Italia sta ancora aspettando), sia basata su un progressivo superamento delle fonti fossili attraverso un mix di tutte fonti rinnovabili. Se non lo cancella il Governo, ci penseranno gli italiani con il prossimo referendum”.

Per dire no a questi “inaccettabili giochetti di prestigio”, le associazioni del Comitato ‘Vota Sì per fermare il nucleare’ chiamano a raccolta a Roma per sabato prossimo (26 marzo), in occasione della manifestazione per i referendum su acqua e nucleare, “tutti gli italiani che non vogliono una centrale sotto casa e che non credono alle false promesse del governo”.

Verdiana Amorosi

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