nube_radioattiva_giappone

La famigerata nube radioattiva uscita dalla centrale nucleare di Fukushima – in realtà una serie di fughe di gas contenti particelle radioattive più o meno pesanti – ha prodotto i primi nefasti risultati: nel latte, nell'acqua, negli spinaci e in altre verdure delle zone limitrofe sono stati rilevate tracce di particelle radioattive. E se, come ha dichiarato il portavoce regionale dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) Peter Cordingley, si credeva che questo tipo di problema fosse limitato entro 20-30 km [dalla centrale], ora è lecito supporre che prodotti contaminati siano usciti dalla zona contaminata.

Ma la corsa della nube non si ferma: dopo aver toccato nei giorni scorsi le coste occidentali del Nord America, ciò che rimane dei gas dispersi in atmosfera potrebbe raggiungere entro breve non solo la Groenlandia (a nord) e l'Oceano Atlantico (a est), ma anche l'Europa e, forse, addirittura l'Italia. Gran parte delle particelle radioattive, purtroppo o per fortuna, è comunque ricaduta nelle immediate vicinanze della centrale, sia nell'oceano che sul suolo circostante. Ciò che è stato monitorato da una delle 63 stazioni – quella di Sacramento (California) – del Comprehensive Test Ban Treaty Organization delle Nazioni Unite, al contrario, è un quantitativo bassissimo di tali particelle, isotopi di iodio in particolare, classificato come “not dangerous to human health”.

Nessun pericolo quindi né per gli americani né tantomeno per gli europei, visto che col passare del tempo l'azione combinata di vento e precipitazioni – salvo imprevisti – dovrebbe disperdere ulteriormente le particelle. Stessa cosa, d'altra parte, era accaduta con la “nube” di Chernobyl, uno dei pochissimi precedenti simili, che aveva compiuto per diverse volte il giro dell'intero globo terrestre.

Il vero problema è dunque quello della contaminazione di cibo in Giappone, definita dall'OMS “grave”, anche perché le fughe continuano e il sistema di raffreddamento della centrale non è ancora in funzione. Per mettere la parola fine a questa storia e considerarsi davvero al sicuro bisognerà quindi attendere ancora. Nel frattempo, si può avere un'idea dei pericoli potenziali dell'atomo grazie a questo video realizzato dal CMRS di Tolosa (Francia).

E che sia di monito al governo italiano e a chiunque spaccia come sicuro un futuro a base di energia atomica.

Roberto Zambon

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