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Un’altra esplosione di idrogeno si è verificata questa notte nella centrale terremotata di Fukushima Daiichi dove si stava lavorando incessantemente per evitare la catastrofe nucleare dopo che il devastante terremoto che ha colpito il Giappone di venerdì scorso e le successive scosse di assestamento avevano danneggiato i sistemi di raffreddamento di due degli undici reattori.

Alle 11:01 (ore 2:01 italiane), come già accaduto sabato nel reattore numero 1, anche nel reattore n°3 l’accumulo di idrogeno ha causato un’esplosione in cui sono rimasti feriti 6 operai.

L’Agenzia per la sicurezza nucleare nipponica (NISA) ha assicurato però l’AIEA di Vienna che nonostante la deflagrazione della costruzione, “la camera di contenimento del reattore esploso non è stata danneggiata” e che “la sala di controllo del gruppo 3 rimane operativa”.

Sale, dunque l’allerta nucleare anche se dalle autorità giapponesi continuano ad arrivare rassicurazioni: il portavoce Yukio Edano ha precisato che il reattore non ha portato danni e ha definito “basso” il rischio di una fuga radioattiva, assicurando che “non ci sarà una nuova Chernobyl”.

Anche la Tepco, la società che gestisce l’impianto ha assicurato che “l’emergenza è finita per i due reattori danneggiati della centrale Fukushima Daini" che si trova a pochi chilometri da quella Fukushima Daiichi dove invece continuano le operazioni di raffreddamento anche mediante l’acqua di mare per evitare la fusione del nocciolo.

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