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Il Giappone – come tutti ben sanno – è un Paese estremamente vulnerabile dal punto di visto geologico e per questo è spesso vittima di terribile terremoti. Quello avvenuto poche ore fa (alba in Italia, primo pomeriggio in Giappone), quando due scosse (8.9 gradi della scala Richter) hanno colpito il nord est dell'isola nipponica provocando almeno 50 vittime, però è stata un avvenimento senza eguali: il sesto terremoto per potenza della storia, il più forte in 140 anni.

I grattacieli che punteggiano le grandi città giapponesi hanno oscillato per diversi minuti e la popolazione è subito corsa in cerca di un rifugio sicuro. I giapponesi sono abituati ai terremoti, ma queste scosse così intense non si erano mai verificate prima d’ora. Anche perché il movimento tellurico ha provocato un’onda anomala (visto che l’epicentro è vicino al mare), uno tsunami alto 10 metri ha colpito la città di Sendai - e ha trascinato via tutto quello che ha trovato sulla sua strada, compresi edifici, imbarcazioni e auto.

Da qui l'allarme tsunami si è esteso in tutti i Paesi del Pacifico, coinvolgendo anche l'Australia, il Messico, la Nuova Zelanda, tutta l’America Latina e diversi altri Paesi orientali, come la Cina, la Siberia russa e le isole Marianne.

Ma oltre al problema del terremoto e del maremoto, si prospetta un altro inquietante pericolo: la fuoriuscita di materiale radioattivo dalle centrali nucleari del Paese. L’eventualità di un’emergenza nucleare dopo una scossa di terremoto così violenta è assai probabile. Non a caso, prima di realizzare una nuova centrale nucleare si effettua una precisa analisi delle caratteristiche geologiche del territorio in cui si vuole costruire e si esclude dalla lista dei possibili siti quelli a rischio terremoti, proprio perché non sicuri a contenere intatte le scorie radioattive.
Facile quindi immaginare che la potente scossa tellurica del giappone abbia provocato qualche fuoruscita.

E infatti non si tratta di un’ipotesi remota: il governo di Tokyo ha dichiarato uno stato di emergenza sull'energia nucleare, una misura che viene resa nota e attuata solo in caso di fughe radioattive da centrali nucleari o di avarie nei sistemi di raffreddamento.

Intanto, le quattro centrali nucleari più vicine all’epicentro del terremoto sono state immediatamente bloccate per sicurezza, ma nel locale delle turbine della centrale nucleare Onagawa (nel nordest del Giappone) nel frattempo è scoppiato un incendio.
Il governo di Tokyo ha assicurato che non ci sarebbero fughe radioattive, ma l’Aiea (Agenzia internazionale per l'energia atomica) sta raccogliendo ulteriori informazioni sulla situazione per verificare se le centrali sono effettivamente al sicuro dopo le scosse di terremoto.

Con una nota stampa anche Greenpeace "è preoccupata per i danni che il terremoto e lo tsunami possono aver provocato agli impianti nucleari, nonché alle altre industrie pericolose come le raffinerie di petrolio e di prodotti chimici" ma anche "per gli effetti dello tsunami sugli impianti nucleari, in particolare sulla centrale nucleare di Fukushima, che potrebbe aver danneggiato i sistemi di raffreddamento dei reattori e i depositi dei rifiuti radioattivi. Anche se vengono spenti immediatamente, i reattori devono essere raffreddati e servono grandi quantità di acqua per evitare il rischio di surriscaldamento e fusione".

L'associazione dell'arcobaleno di augura inoltre "che le indagini sugli impatti agli impianti nucleari e sui rischi per la popolazione e l'ambiente vengano condotte in modo indipendente e comunicate al pubblico".

Anche Legambiente ci tiene a dire la sua sull'allerta nucleare scatenata dal sisma del Sol Levante: “Siamo costernati per quanto sta succedendo in Giappone - dichiara il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza - ci fa piacere che il Cnr escluda un possibile effetto Chernobyl delle centrali giapponesi ma non ci tranquillizza, perché anche il rilascio di piccoli contaminanti mette a repentaglio la salute umana. È difficile immaginare il livello di distruzione che un terremoto di queste dimensioni potrebbe causare in Italia – aggiunge Cogliati Dezza – e quali potrebbero essere le conseguenze se avessimo centrali sul nostro territorio. Anche per questo motivo, ci auguriamo fortemente che l’Italia riveda il suo masochistico programma nucleare”.

Ed effettivamente una domanda sorge spontanea: vista la grande euforia del governo italiano di fronte all’idea di nuove centrali nucleari nel nostro Paese, la natura tellurica dell’intero territorio italiano non è forse un ulteriore buon motivo per non tornare al nucleare?

Verdiana Amorosi

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