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Ecosistema scuola 2011”, lo studio di Legambiente che immortala in modo chiaro ed esaustivo le condizioni dell’edilizia scolastica del nostro Paese, è giunto oggi alla sua undicesima edizione e ciò che rivela è piuttosto inquietante. Secondo lo studio, il 36% degli edifici scolastici italiani ha bisogno di interventi di ristrutturazione e manutenzione urgenti; più del 50% delle scuole si trova in zone ad alto rischio sismico (vi ricordate San Giuliano di Puglia?) e solo il 58% ha il certificato di agibilità.

Le città che hanno fatto registrare i risultati migliori, in tema di qualità dell’edilizia scolastica, sono Prato, Trento e Parma. Napoli spicca come la migliore città del sud d’Italia, ma a livello complessivo la situazione è a dir poco drammatica, soprattutto per i rischi alla sicurezza della studenti.

Vediamo nel dettaglio…
Dai dati di “Ecosistema scuola 2011”, emerge che le scuole d’infanzia primarie e secondarie di primo grado sono in condizioni di emergenza in ben 93 capoluoghi italiani e la cosa più grave è che la tendenza non accenna a diminuire. Il motivo?
Le difficoltà economiche degli enti locali ad effettuare interventi di manutenzione sul patrimonio edilizio, ormai vecchio e abbandonato.

Ma c’è di più, perché una delle emergenze più impellenti è il rischio sismico: oltre il 50% dei 42.000 edifici scolastici italiani si trova tuttora in area a rischio terremoti, il 9% è a rischio idrogeologico, meno del 50% degli edifici ha il certificato di collaudo statico e solo il 10,14% è costruito secondo principi antisismici.

In compenso, nel 90% delle scuole vengono effettuate prove di evacuazione, più del 90% degli edifici scolastici ha le porte antipanico, ma la certificazione di prevenzione incendi riguarda solo il 35,4% delle strutture scolastiche, mentre le scale di sicurezza si trovano solo nella metà delle scuole italiane.

Anche in questo tuttavia, ci sono differenze importanti tra il nord e il sud: nel settentrione c’è una maggiore attenzione per la manutenzione ordinaria, con una media di investimento che si aggira intorno ai 12.000 euro ad edificio contro i 4.902 del Sud. Accomuna invece tutti gli istituti la carenza di aree dedicate allo sport (45%).

Senza contare poi, i pericoli dati dalla presenza di materiali da costruzione cancerogeni: il 18% dei comuni non tiene sotto controllo la situazione dell’amianto e del radon; scarsa attenzione anche per i livelli di inquinamento acustico e onde elettromagnetiche.

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Nonostante i proclami governativi, attendiamo la pubblicazione dell’Anagrafe scolastica, in sospeso da quindici anni, per avere un quadro preciso delle condizioni in cui versano gli edifici scolastici in Italia – ha commentato Vanessa Pallucchi, responsabile scuola e formazione dell’associazione -. La scarsità e la discontinuità delle risorse finanziarie non sono il nodo principale dell’uscita da questo stallo, lo è invece la possibilità di lavorare su una programmazione e pianificazione a medio e lungo termine, che dia modo di analizzare i bisogni del patrimonio edilizio scolastico nazionale nella sua complessità ed interezza. Per uscire dall’emergenza che da undici anni Ecosistema Scuola denuncia, infatti, è necessario garantire organicità e stabilità al trasferimento delle risorse, ridefinire competenze e ruoli degli Enti, per completare definitivamente l’anagrafe scolastica. Ma ci aspettiamo anche dalle istituzioni che l’edilizia scolastica divenga terreno di riqualificazione e gestione edilizia di eccellenza, attenta alla sostenibilità e alla vivibilità anche formativa dei luoghi, luoghi dove ogni giorno vivono ben otto milioni di studenti”.

Positivo invece l’aumento delle scuole che puntano al risparmio energetico, cresciute soprattutto in Puglia, Abruzzo e Toscana, regioni che registrano una percentuale doppia di edifici alimentati con fonti rinnovabili rispetto alla media italiana.

Per leggere il dossier completo: www.legambiente.it

Verdiana Amorosi

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