caccia_balene_Sea_Shepherd

Alla fine ce l’hanno fatta! Il Giappone si piega agli “ecopirati” di Sea Shepherd e sospende la caccia alle balene nell’Antartico. L’annuncio - che sta rimbalzando su tutti i giornali e blog del mondo - dell’abbandono delle attività del peschereccio “Nisshin Maru” per “ragioni di sicurezza”, è stato dato stamattina da Tatsuya Nakaoku, funzionario dell’Agenzia della pesca nipponica.

Ed effettivamente nell’Oceano Antartico erano in corso da giorni vere e proprie battaglie navali tra gli attivisti dell’Associazione Sea Shepherd e la flotta baleniera giapponese che già il 10 febbraio scorso era stata costretta a cambiare rotta e lasciare l’area di caccia.

Una strategia che non ha lasciato scampo quella attuata dai 90 attivisti di Sea Shepherd a bordo delle tre imbarcazioni dell’associazione che hanno tallonato le quattro navi nipponiche – 180 persone - nelle acque antartiche fin dagli inizi del 2011 puntando in particolare sulla nave-mattatoio Nisshin Maru, piazzandosi davanti allo scivolo e impedendo così l’accesso alle altre tre navi arpionatrici.

Penso sia ancora prematuro considerarla una vittoria per le balene – commenta cauto Paul Watson, capitano di una delle navi dell’associazione, ad Afp attraversoun telefono satellitare – Non c’è stata alcuna menzione di quanto a lungo durerà questa sospensione. Potrebbe essere permanente, limitata a questa stagine o potrebbe essere questione di settimane o addirittura giorni. Quello che però è certo è che in queste settimane non ci sarà l’uccisione di nessuna balena, non a causa della sospensione, ma perché per loro è fisicamente impossibile farlo. Non si tratta di una sospensione volontaria. Gli interventi di Sea Shepherd hanno costretto la chiusura della loro attività di bracconaggio”.

Questa è la fine delle attività illegali Giapponesi! – si legge in un editoriale del nostromo Ico Thieme sul sito italiano di Sea Sheaperd - La notizia che sono decenni che aspettavamo di sentire. Quello stop per cui ci sono volute sette spedizioni antartiche, piene di rischi e disagi, condotte sul filo della strategia navale tra due flotte con mezzi diversissimi. E questo è avvenuto grazie alle nostre navi, grazie ai nostri equipaggi, senza che nessun'altro abbia contribuito in alcun modo a far cessare per sempre questo abominio. Neanche Greenpeace ha voluto rispondere alla richiesta di collaborazione per questa campagna. Abbiamo chiesto l'invio di una loro nave come supporto per pattugliare parte dello sconfinato mare di Ross, ma ci è stata negata: era troppo impegnata a far garrire le bandiere con l'arcobaleno nei porti Giapponesi.

E così il vecchio lupo di mare, il grande Capitano Watson, ce l'ha fatta. Da solo, con un pugno di entusiasti male equipaggiati, a bordo di navi che non possono certo essere definite come l'ultimo grido della comodità o della sicurezza. Sea Shepherd si è stretta come sempre attorno al suo Capitano, e a testa bassa ha colpito la flotta Giapponese che per anni ha cacciato in maniera illegale i grandi cetacei nelle acque del Santuario Antartico delle Balene. Il piccolo e male in arnese Davide è riuscito a tagliare il tendine del gigante nipponico, e così Golia è rovinato a terra, speriamo per sempre”.

Si perché il Giappone, insieme alla Norvegia, era riuscito ad aggirare la moratoria internazionale alla caccia commerciale alle balene adducendo “scopi di ricerca scientifica” alla mattanza dei cetacei la cui carne finiva comunque nei supermercati del Sol Levante in nome della tradizione culturale e gastronomica nazionale.

In Italia l’Enpa in un comunicato attribuisce lo stop giapponese anche alle pressioni diplomatiche di Australia e Nuova Zelanda: «Sebbene il Ministro dell’agricoltura e della pesca del Paese del Sol Levante, Hiroshi Kawamura, abbia dichiarato che la caccia è stata temporaneamente sospesa per motivi di sicurezza - a causa delle ricorrenti azioni dissuasive dell’associazione internazionale Sea Shepherd – abbiamo appreso da nostre fonti che un ruolo altrettanto importante è stato quello svolto dai Governi Australiano e Neo Zelandese che hanno denunciato il Giappone al tribunale dell’Aia» - commenta l’associazione per la protezione degli animali «Salutiamo questa decisione – aggiunge Ilaria Ferri, direttore scientifico e responsabile campagne internazionali di Enpa – come una grande vittoria delle associazioni ambientaliste che si sono mobilitate in tutto il mondo per porre fine al massacro e, in particolare, dell’Ente Nazionale Protezione Animali che ha partecipato attivamente alla mobilitazione internazionale e sostenuto le pressioni esercitate da Australia e Nuova Zelanda». «Ma – aggiunge Ferri – è soprattutto una vittoria dei cetacei che quest’anno, e mi auguro anche in quelli a venire, non dovranno più sfuggire agli arpioni delle baleniere giapponesi

Simona Falasca

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