nucleare_corte costituzionale

Ebbene sì, almeno sul tema del nucleare, il governo italiano non potrà fare esattamente come vuole, ma dovrà ascoltare il parere delle Regioni. Infatti, sebbene l’opinione delle amministrazioni locali non sia vincolante, prima di realizzare centrali nucleari sul territorio, i vertici dell’esecutivo dovranno ascoltare il punto di vista delle amministrazioni regionali interessate dall’operazione.

A stabilirlo è stata la Corte Costituzionale, che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di uno dei punti del decreto legislativo (15 febbraio 2010, n. 31) che regola la localizzazione, la costruzione e l'esercizio di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, gli impianti di fabbricazione del combustibile nucleare, dei sistemi di stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi sul territorio nazionale.

Dopo aver rigettato lo scorso giugno i ricorsi sollevati da dieci Regioni sulla legge delega del 2009, stavolta la Consulta ha dato ragione agli enti locali. In particolare, nella sentenza la Corte ha precisato che "la potenziale attitudine del singolo impianto nucleare, per quanto materialmente localizzato in un determinato territorio, a incidere sugli interessi e sui beni di comunità territoriali insediate anche in altri ambiti regionali, giustifica la previsione - ai fini del rilascio dell'autorizzazione unica - dell'intesa con la Conferenza unificata, quale sede privilegiata per la rappresentazione delle istanze e delle esigenze proprie di tutti i livelli di governo coinvolti".

Prima di qualsiasi operazione quindi, la regione interessata deve essere “adeguatamente coinvolta; anche perché i rischi e le scorie la coinvolgono direttamente e da molto vicino.

Soddisfatto naturalmente Vittorio Cogliati Dezza, Presidente di Legambiente: “Per realizzare qualsiasi infrastruttura è necessaria la condivisione con il territorio, a maggior ragione per impianti che condizionano lo sviluppo futuro dell’area che li ospiterà. Questo vale ancor di più per le centrali nucleari che hanno un fortissimo impatto in termini d’inquinamento locale e che sono molto discutibili dal punto di vista della sicurezza. La via decisionista non paga – ha continuato Cogliati Dezza - e dovrebbe saperlo bene il governo Berlusconi che nel novembre 2003 partorì il decreto che individuava Scanzano Jonico come sito unico di stoccaggio delle scorie nucleari italiane e che ebbe come risultato un’accesa protesta da parte della popolazione. Oggi dalla Consulta è arrivato un segnale significativo che ristabilisce il diritto dei territori a partecipare al processo decisionale per opere che hanno grandissime ricadute ambientali e sociali. Se il governo – ha concluso il presidente di Legambiente - continuerà nel folle progetto di riattivare le centrali nucleari nel Paese, dovrà aspettarsi una grande stagione di conflitti sociali e istituzionali che colpevolmente faranno perdere ulteriore tempo al raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni imposti dall’Ue, che invece potrebbero essere conseguiti in modo più sostenibile e in tempi più brevi con l’efficienza energetica e lo sviluppo delle fonti rinnovabili”.

Verdiana Amorosi

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