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Le fonti ufficiali continuano a sminuire il fenomeno, parlando di danno ecologico e non di disastro ambientale, ma stando agli aggiornamenti dei cittadini, agli avvistamenti, alle esperienze e alle segnalazioni che arrivano (soprattutto dalla rete) sulla nuova marea nera di Porto Torres, sembra che ci sia molto di più anche perché un nuovo incidente ha peggiorato la situazione.

Secondo gli ultimi aggiornamenti infatti, la marea nera – iniziata una settimana fa in seguito ad una perdita di olio combustibile proveniente dalle condotte dell’E.On di Porto Torres e rafforzata da una nuova perdita due giorni fa – si è estesa nel Golfo dell’Asinara e ora minaccia l’area protetta del santuario dei cetacei.
L’intera zona è ora messa in pericolo dalla macchia nera che si estende rapidamente: 20.000 litri di carburante dispersi in mare rischiano di rovinare in modo irreversibile anche le aree normalmente frequentate dal turismo internazione (e quindi importante fonte di reddito per l’intera regione), come Santa Teresa di Gallura, e le Bocche di Bonifacio.

Nessuno ne parla (a parte qualche raro TG che ha iniziato da poco a parlare dell’episodio), ma non è ancora tutto: la marea nera di Porto Torres rischia di danneggiare anche i parchi naturali dell´isola dell´Asinara e dell´arcipelago della Maddalena, e ieri alcuni ampi tratti dell´area industriale di Porto Torres sono stati dichiarati inaccessibili, a causa del valore troppo alto di benzene.

Preoccupati naturalmente i rappresentanti delle associazioni animaliste, che evidenziano come le ondate di catrame stiano mettendo seriamente a rischio la vita dei cetacei:
È in corso una gravissima emergenza ambientale – ha detto Emanuele Deiana, responsabile dell´Enpa di Cagliari – Ci chiediamo quanti quintali di petrolio siano ancora in mare, quanti abbiano soffocato la posidonia e quanti animali siano morti in uno specchio d´acqua tanto importante per la biodiversità e, in particolare, per i cetacei”.

Intanto, l´Agenzia per la protezione ambientale della Sardegna e l´Asl 1 dell´isola hanno confermato la presenza di elevati livelli di inquinamento, sia nei cantieri vicini al porto sardo, sia nei pressi dell’inceneritore.
Ma le autorità locali non ci stanno e il presidente della Provincia di Sassari, Alessandra Giudici, chiede al governo di intervenire, dichiarando lo stato calamità naturale e invitando autorità e i media a interrompere il silenzio sulla questione : “Basta minimizzare, il disastro prodotto dalla fuoriuscita di olio combustibile nell’impianto portuale di E.On ha assunto proporzioni devastanti, chiediamo al presidente del Consiglio dei Ministri di riconoscere lo stato di calamità naturale. Chiediamo l´intervento del governo: come se non bastasse, nello scalo industriale di Porto Torres l´altro ieri c´è stato un altro incidente con nuovi versamenti di carburante in mare”.

In questi giorni infatti, sul tratto di spiaggia compreso tra fra Santa Reparata e Capo Testa sono stati raccolti oltre 300 chili di catrame in poco tempo, ma le operazioni di bonifica – per quanto possano essere veloci – devono fare i conti con un combustibile che si espande velocemente e con la nuove perdita avvenuta, sempre a Porto Torres, due giorni fa.

Intanto la Procura della Repubblica di Sassari ha aperto un’inchiesta con l’ipotesi di reato di danno ambientale e gli addetti alla Capitaneria di Porto hanno avvisato dell’accaduto il sostituto procuratore, Giovanni Porcheddu, che ha ordinato accertamenti a terra e in mare per chiarire le cause ed eventuali responsabilità della nuova perdita. Ancora una volta, l’incidente è dovuto ad un’avaria della pompa di drenaggio collegata a un piccolo serbatoio per lo stoccaggio delle acqua reflue oleose. In questo caso i mezzi della Sarda Antinquinamento sono intervenuti subito e pare che la chiazza sia contenuta.

Non ci voleva proprio – ha detto il sindaco Porto Torres, Beniamino Scarpa - Non è una buona notizia anche se sembra che l’incidente, stavolta, sia davvero contenuto. Ma questo ci sprona a non abbassare la guardia sul fronte della tutela ambientale. Per quanto riguarda lo sversamento di Fiume Santo, domani (oggi per chi legge) una squadra di sommozzatori effettuerà una serie di controlli per escludere la presenza di olio combustibile sui fondali, e per verificare - dal mare - la situazione lungo la scogliera”.

Al momento, resta da verificare la reale situazione a largo delle coste, dove i pescatori tirano su le loro reti, ma se i primi esiti verranno confermati anche le reti dei pescatori sono imbrattate di olio.

Verdiana Amorosi

Foto: Paola Rizzu


Guarda l’album fotografico del disastro

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