referendum acqua

Dopo tanti dibattiti, polemiche e discussioni, la Corte Costituzionale ha finalmente approvato i referendum per l’abrogazione delle norme più controverse degli ultimi due anni: quella sulla privatizzazione dell’acqua e quella sul ritorno dell'Italia all’energia nucleare.

Ma vediamo nel dettaglio cosa è successo…
Secondo quanto approvato dalla Corte Costituzionale, hanno ricevuto il nulla osta al referendum quattro dei sei punti proposti: due dei tre quesiti accettati riguardano l’acqua e la richiesta di renderla di nuovo pubblica ovunque e senza condizioni.
Soddisfatto, naturalmente, il comitato promotore, che nel corso degli ultimi mesi è riuscito a raccogliere più di un milione e quattrocentomila firme per l'acqua pubblica, lottando per la difesa dell’ambiente come bene pubblico e accessibile a tutti.


A questo punto bisognerà attendere la prossima primavera, quando gli italiani saranno chiamati ad esprimere il loro giudizio sul decreto Ronchi del 2009, che nega la possibilità - per le amministrazioni pubbliche - di gestire al 100% la fornitura d’acqua alla comunità.
Intanto, però i movimenti promotori del referendum, soddisfatti naturalmente per questo piccolo traguardo raggiunto, chiedono una moratoria del decreto Ronchi e l'abolizione delle Autorità di Ambito.

Adesso quindi bisogna attendere che la sentenza della Corte Costituzionale passi al presidente della Repubblica, che dovrà fissare il referendum (in una domenica compresa tra il 15 aprile ed il 15 giugno) in cui gli italiani potranno esprimersi sia sul tema dell’acqua che sul nucleare.
Proprio su quest'ultimo punto, c'è da aspettarsi che il controverso spot sull’energia atomica, promosso dal Forum Nucleare Italiano, intensificherà la sua pressione per convincere gli italiani a disertare il referendum.
Ma intanto, il WWF tira le somme:
È bene che la parola passi ora ai cittadini su materie tanto delicate perché è inconcepibile una privatizzazione selvaggia delle decisioni strategiche e gestionali sull’utilizzo di risorse non rinnovabili e preziose quali quelle idriche e pericolose ed inutili come l’energia nucleare – ha commentato Stefano Leoni, Presidente del WWF Italia – La responsabilità per questa situazione ricade interamente sul Governo per la sua ostinazione a negare ogni forma di confronto con la stragrande maggioranza degli italiani che sono contrari alla scellerata, costosa e pericolosa avventura nucleare, rendendo così inevitabile il ricorso allo strumento referendario”.

Verdiana Amorosi

Ufficio Stampa Ministero dell'Ambiente

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