No_carbone_legambiente

In occasione della chiusura del vertice di Cancun sul clima, la Legambiente continua a dire no al rilancio del carbone, combustibile fossile dannoso alla salute dell’uomo e al clima. Secondo i progetti del governo, c’è una nuova centrale a Saline Joniche, in provincia di Reggio Calabria, e la riconversione della centrale di Rossano Calabro per i gruppi alimentati a olio combustibile. Proposte di un’Italia che – invece di andare avanti - tende a tornare indietro, ad un passato che sembrava dimenticato.

Dopo le riconversioni già effettuate nelle centrali di Civitavecchia (Rm), a Fiume Santo in Sardegna, a Porto Tolle (Ro) sul delta del Po e Vado Ligure (Sv), dove si attende soltanto la firma del decreto di autorizzazione del Ministro dello Sviluppo economico, si parla della Calabria, ora nel mirino. Una scelta – conferma Legambiente – che va contro tutte le logiche impostate dal protocollo di Kyoto e il Pacchetto energia e clima, soprannominato 20-20-20.

Quali sono i motivi per dire no al carbone?
1) Perché peggiorerà la dipendenza energetica dell’Italia dai Paesi stranieri; già oggi infatti importiamo più del 99% del carbone utilizzato nelle nostre centrali elettriche;

2) perché non è vero che taglierà i costi sulla bolletta: i potenziali risparmi nell’acquisto del carbone andranno solo a beneficio dei bilanci delle aziende energetiche;
3) perché l’uso del carbone costerà tanto allo Stato: il mancato rispetto delle norme di Kyoto comporterà il pagamento di diverse multe.

Le aziende energetiche – ha spiegato Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente - continuano a puntare sul carbone come fonte per la produzione elettrica, grazie alla politica di sostegno da parte del Governo, incurante dei problemi legati all’uso di questo combustibile, a partire dalle rilevantissime emissioni di gas serra, tangibili negli impianti che già oggi lo usano sul territorio italiano. L’utilità del carbone è una pura propaganda da ‘Paese delle meraviglie’ che nulla a che fare con la realtà e con l’Italia, alle prese con i suoi problemi energetici e con i ritardi rispetto agli obblighi internazionali per combattere l’aumento dell’effetto serra”.

La Calabria – ha detto Nuccio Barillà, del direttivo nazionale di Legambiente - oggi diventa l’avamposto di una battaglia che vede contrapposte due visioni molto diverse delle politiche energetiche e dello sviluppo per il Sud del Paese. Da un lato la valorizzazione delle risorse del territorio, l’innovazione e l’efficienza, come investimento di futuro, dall’altro un’idea sorpassata di sistema energetico che inquina, degrada ulteriormente i territori e non offre risposte efficaci alle attese delle popolazioni, neanche sotto l’aspetto occupazionale. Non si capisce infatti quali sarebbero le ricadute positive di un progetto, come quello della SEI a Saline, mentre sono evidenti e, allo stato, inevitabili le conseguenze negative delle emissioni della centrale che inquinerà l’aria e riverserà in atmosfera ben 7,5 milioni di tonnellate di CO2 all’anno”.

E poi – ha commentato Franco Falcone, direttore di Legambiente Calabria - c’è il progetto di riconversione a carbone della centrale Enel di Rossano Calabro che oltre ad aver trovato, come a Saline, l’opposizione di tutti gli enti locali, ha avuto per adesso anche lo stop della Commissione VIA del Ministero dell’Ambiente. Sui progetti di Rossano e Saline grava poi, fortunatamente, la netta opposizione della Regione, che ha rinnovato il suo no alle centrali a carbone scritto nel 2005 nel Piano energetico attraverso una recentissima mozione approvata all’unanimità in Consiglio regionale”.

Sul carbone in Italia – ha concluso Ciafani - si continua a millantare e a omettere tutti i problemi connessi al suo uso. Il Governo dica chiaramente se vuole condannare gli italiani al pagamento di pesanti sanzioni che nessuno ci condonerà. Altrimenti, replichi il modello britannico vincolando da subito l’autorizzazione di nuovi progetti a carbone all’effettiva operatività della cattura e del confinamento geologico dell’anidride carbonica”.

Ma come si può ammodernare il nostro sistema energetico?
Secondo Legambiente è necessario coinvolgere il settore industriale, quello dei trasporti e dell’edilizia, riducendo i consumi e puntando soprattutto sulle fonti rinnovabili. L’unica fonte fossile attualmente considerabile è il gas naturale.

Verdiana Amorosi

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