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O si arriva ad un accordo condiviso per fermare le conseguenze del cambiamento climatico e avviare così un’inversione di tendenza, oppure si va verso il baratro ambientale. A Cancun queste sono ore decisive: nessuno vuole rischiare un altro fallimento dopo quello già incassato a Copenhagen e tutti parlano di impegni equilibrati; in altre parole: poche punti, ma chiari e condivisi da tutti, in modo che possano essere rispettati da tutti anche nel lungo termine.

Tra i punti discussi in questi giorni, i più importanti riguardano le foreste e la loro integrità, il trasferimento di tecnologie, finanze e capacità intellettuali, ma ormai la 16° Conferenza Onu per la lotta ai cambiamenti climatici sta per concludersi e i rappresentanti dei 194 Paesi partecipanti hanno meno di 24 ore per trovare un accordo condiviso.

In queste ore i gruppi di lavoro – coordinati da Patricia Espinosa, presidente della Conferenza - stanno limando i testi redatti in questi giorni e sperano di trovare presto dei punti chiave in comune. In realtà, basta solo una nazione contraria per far saltare tutte le buone intenzioni e i buoni propositi di questi giorni.

Tra gli obiettivi più urgenti va ricordato il limite al riscaldamento globale, 1 grado - 1.5 gradi - 2 gradi, che prevede il taglio delle emissioni oltre che la cattura e lo stoccaggio dellaC02. Ma anche e soprattutto le risorse da mettere a disposizione: è stato confermato il fondo da 30 miliardi di dollari entro il 2012 stabilito già a Copenaghen, ma resta incerto il fondo da 100 miliardi di dollari entro il 2020.
Anche il Protocollo di Kyoto resta un enigma: i rappresentanti dei vari stati devono ancora decidere se lasciarlo così o aumentare gli impegni, visto che la prima lista degli obiettivi fissati scade tra due anni. Resta in bilico anche il programma per frenare e risanare il dramma della forestazione, un fenomeno che potrebbe non veder garantiti i fondi che aveva.

 

La Cina però, in compenso, ha dichiarato di essere disposta a prendersi impegni sui tagli delle emissioni, che per il momento restano volontari, senza vincoli internazionali. Preoccupato il WWF: “Troppe opzioni, il rischio è di arrivare alla Conferenza di Durban, in Sudafrica, nel 2011, con un testo aperto”.

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