Conferenza_Cancun2010

Il Cop16 entra nel vivo. Si è aperta oggi la settimana dedicata alla Conferenza Onu sul clima di Cancun, dove si sono riuniti i ministri di ben 194 Paesi del mondo, che si sono seduti attorno ad un tavolo per trovare una soluzione ai problemi sempre più incombenti che minacciano il clima mondiale. Il nodo centrale critico resta – ancora una volta – il post protocollo di Kyoto, che se da un lato, per alcuni parametri, è già insufficiente, dall’altro trova ancora numerose difficoltà ad essere rispettato. È necessario quindi che i Paesi partecipanti trovino un accordo bilanciato e unanime.

Io spero che possiamo completare il pacchetto prima che si apra la sessione di alto livello martedì pomeriggio. – ha fatto sapere Patricia Espinosa, presidente della conferenza di Cancun - Sono ottimista che in questi due giorni possiamo procedere velocemente”.

Per favorire la redazione di un protocollo che sia approvato da tutti, Espinoza ha affidato a due ministri, uno dei Paesi più sviluppati e uno dei Paesi in via di sviluppo, uno degli argomenti su cui si discuterà in questi giorni.
Svezia e Grenada si occuperanno della “shared vision”, Spagna e Algeria dell'adattamento; Australia e Bangladesh si occuperanno di finanza, tecnologia e capacity building, a Nuova Zelanda e Indonesia è stato affidato l’argomento della mitigazione, le verifiche e i controlli; Gran Bretagna e Brasile, infine, le tematiche della proroga del protocollo di Kyoto.

Negli ultimi mesi il protocollo di Kyoto ha corso seri rischi di essere modificato radicalmente, se non addirittura cancellato, e oggi serve quindi una riabilitazione dei suoi principali punti. D’altro canto, la Cina – oggi uno dei maggiori inquinatori al mondo - si è dimostrata disponibile a considerare alcuni tagli alle emissioni, purché si garantisca la prosecuzione del protocollo di Kyoto anche dopo il 2012.
E proprio su questo punto, si prevede la discussione di una proposta che prevede due possibilità: lasciare così il protocollo di Kyoto o rafforzarlo. Al momento non c’è ancora nessuna novità, ma pare che ci sia la possibilità di trovare un piano condiviso su un nuovo sistema per calcolare la riduzione delle emissioni attraverso le foreste.

Deciso il commento del WWF Italia:
I Ministri hanno il dovere di riportare gli impegni alle reali necessità indicate dalla comunità scientifica e che non rispecchiano i target, del tutto insufficienti, assunti finora dagli Stati con l’accordo di Copenaghen – ha detto Mariagrazia Midulla, responsabile Clima e Energia del WWF Italia che sta seguendo i negoziati insieme alla delegazione del WWF internazionale – È giunta anche l’ora di smetterla con i ‘trucchetti’ , come accade sul capitolo ‘deforestazione’, laddove qualcuno tenta di usare il relativo accordo per nascondere le emissioni di CO2 e non per tagliarle”.

Ci aspettiamo che anche l’Italia arrivi con una buona dose di volontà visto che proprio ieri a Cancun sia la European Climate Foundation che il prestigioso Worldwatch Institute hanno presentato studi in cui si dimostra come – ha concluso Midulla - a un investimento iniziale in energie rinnovabili ed efficienza energetica per un percorso verso la decarbonizzazione, corrisponda in prospettiva un aumento del Prodotto Interno Lordo. Quasi tutti i Paesi hanno capito che la rivoluzione energetica conviene non solo dal punto di vista ambientale a anche di crescita e sviluppo”.

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