cancun

Cancun, atto I. Inizia oggi la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. Fino al 10 dicembre i 190 rappresentanti di 173 paesi di tutto il mondo avranno il compito di decidere sulle sorti del pianeta, dopo il fallimento del vertice di Copenhagen, proprio un anno fa.

Ma quest'anno pare che la prospettiva alla base dei dialoghi sia completamente mutata. In Danimarca i paesi cercarono, senza riuscirci, di raggiungere un accordo globale vincolante per il 2012, anno in cui si sarebbe conclusa la prima fase del Protocollo di Kyoto, che, come abbiamo più volte ricordato, disciplina le emissioni di gas serra dei paesi industrializzati.

Ma, mentre da una parte tra i industrializzati il raggiungimento di un'intesa era in qualche modo possibile (anchre se molto complesso), più difficile era stato trovare un punto comune con i paesi in via di sviluppo, tra cui India e Cina, con esigenze ed opinioni diverse rispetto al tema dei dibattiti.

Questo fu uno dei punti deboli di Copenhagen. Ma oltreoceano, in Messico, sarà tutta un'altra musica. O almeno lo speriamo.

A Cancun si partirà da piccoli obiettivi, ma realizzabili. Dalle azioni contro la deforestazione alle linee guida nei confronti dei paesi poveri per adattarsi ai cambiamenti climatici.

Ma di fondamentale importanza rimane il raggiungimento di un accordo in grado di sostituire il Protocollo di Kyoto, ormai con le ore contate. Impresa non di facile riuscita. Nonostante la serie di proposte messe a punto dal nuovo segretario esecutivo della Unfccc (Convenzione quadro dell'Onu sui cambiamenti climatici) Christiana Figueres per velocizzare le procedure di ratifica dei prossimi accordi, sono ancora distanti le posizioni dei singoli stati.

Dai Paesi in Via di Sviluppo, secondo i quali i tagli delle emissioni sarebbero un fardello troppo grande da sopportare ai paesi industrializzati, i maggiori produttori di gas serra, che non ci stanno a sobbarcarsi il peso economico delle decisioni.

Il Segretario Figueres ha dunque avvertito che “per ottenere i risultati desiderati a Cancún, i governi devono limitare radicalmente le scelte sul tavolo”, invitando le parti a scendere a compromessi. C'è tempo fino al 10 dicembre per trovare una soluzione comune, che mettya da parte gli interessi dei singoli stati e guardi al futuro del pianeta.

Cancun. Fine prima parte.

Francesca Mancuso


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