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Chi ha a cuore l’ambiente non si dimentica dei disastri. È il caso di quattro attivisti di Greenpeace, che ieri – a bordo di alcuni gommoni – sono partiti dalla nave “Arctic Sunrise" ancora in missione nel Golfo del Messico per dirigersi verso la piattaforma petrolifera, a largo della costa, per chiedere la fine delle trivellazioni in mare e la fine dell’utilizzo di combustibili fossili.

Tutto questo alla vigilia del vertice ONU sul clima di Cancun, il Cop16, in cui si affronteranno discorsi sui cambiamenti climatici e in cui si tenterà di trovare un accordo che sostituisca il Protocollo di Kyoto.

I quattro climber hanno raggiunto la Centenario, piattaforma che si trova a circa 100 chilometri dalle coste messicane di Veracruz e da qui hanno lanciato il loro appello: puntare sulle energie rinnovabili che non contaminano le acque dei nostri mari, producono energia pulita e consentono di archiviare per sempre l’era dei combustibili fossili.

Il disastro della BP ha evidenziato non solo le difficoltà tecniche nel prevenire incidenti in acque profonde – ha detto Giorgia Monti, responsabile campagna Mare di Greenpeace - ma anche l’avidità delle compagnie petrolifere poco propense ad investire capitali per la sicurezza”.

Greenpeace mette in evidenza anche le contraddizioni e gli atteggiamenti dei governi, che traccheggiano senza prendere mai una decisione definitiva e chiara. Da un lato infatti, il governo messicano – come molti altri dei Paesi occidentali – parla a voce alta di energie rinnovabili, ma intanto continua a dare soldi al settore petrolifero.

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I cambiamenti climatici sono una realtà. – ha continuato Domenico Belli, responsabile campagna Energia e Clima di Greenpeace - Occorre ridurre le emissioni di gas serra sin da ora se vogliamo evitare conseguenze assai peggiori di quelle che stiamo già vivendo. Investire sulle energie rinnovabili e l’efficienza energetica consentirà anche di risollevare l’economia di molti Stati e creare centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro. Occorre scegliere tra il caos climatico, la dipendenza energetica e la disoccupazione da un lato e un ambiente più salubre, nuova occupazione e un futuro più sicuro dall’altro”.

 

Gli occhi sono attualmente puntati sul golfo del Messico, ma - come ricorda Greenpeace - ci sono delle zone calde anche a largo delle nostre coste e in altri Paesi del Mediterraneo, dove si trovano decine di progetti di estrazione di idrocarburi. Per questo l’associazione ambientalista ha fatto un appello a Stefania Prestigiacomo, Ministro dell’ambiente, chiedendo un piano immediato e definitivo per impedire la nascita di ulteriori piattaforme.

Verdiana Amorosi



 

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