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A qualsiasi revival nucleare all'interno del proprio territorio si erano opposte non una ma tre regioni: Puglia, Campania e Basilicata. Con una apposita legge regionale i governatori avevano detto no, rifiutando così qualsiasi ipotesi di costruire centrali nucleari o depositi di scorie all'interno del proprio territorio. Il governo, tuttavia, si era opposto e aveva preso in mano la causa. Oggi, a quasi un anno di distanza dall'inizio della battaglia, è arrivato il verdetto: la Corte Costituzionale ha bocciato la legge regionale, giudicandola illegittima.

In base all'articolo 117 della Costituzione, secondo i giudici, la competenza in materia di tutela ambientale spetta solo ed esclusivamente allo Stato. Le regioni, dunque, avrebbero legiferato su un aspetto che non le riguardava. Immediate le reazioni degli interessati: Nel pieno rispetto della decisione della Corte costituzionale, — ha detto Lorenzo Nicastro, assessore all'ambiente della regione Puglia — ci opporremo con le bandiere e rivendicheremo in ogni sede il diritto all’autodeterminazione della Regione Puglia a decidere quale debba essere l’assetto del nostro territorio, la qualità del nostro ambiente e le misure a tutela della salute in tutte le forme.

Non sarà necessario arrivare a tanto, molto probabilmente. A parte lo stato comatoso del governo italiano, a credere in un futuro nucleare, soprattutto nella regione Puglia, sono in pochi. Lo stesso capogruppo Pdl al consiglio regionale Rocco Palese, ha ricordato che la Puglia certamente non mai sarà sede di alcuna centrale nucleare né di alcun deposito di scorie perché con la sua sovrapproduzione già fornisce un contributo notevole al fabbisogno energetico nazionale.

Scettica anche la Uil Puglia, che per bocca del segretario generale Aldo Pugliese, ha fatto presente come il nucleare sicuro non esiste: dovrebbe far riflettere il fatto che in oltre vent’anni trascorsi dal referendum con cui l’Italia decise di chiudere le centrali non si è ancora risolto il problema dello smaltimento delle scorie. Un problema peraltro comune, visto che anche in Francia e Germania la gente protesta per lo stesso motivo.

Pare insomma che la palla sia tornata nelle mani del governo, ma che i giocatori, nel frattempo, si siano stancati e abbiamo abbandonato il campo.

Roberto Zambon



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