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Quattro morti (di cui due bambini), sei dispersi, almeno 120 feriti e 100 famiglie evacuate: è questo il bilancio della marea tossica, di colore rosso, che sta devastando l’Ungheria, in seguito alla fuoriuscita di fanghi e sostanze dannose provenienti da una vasca di decantazione di un’azienda ungherese produttrice di alluminio.

Le sostanze fangose tossiche stanno devastando intere province dell’Ungheria (Veszprem, Györ-Sopron e Vas), perché nel suo tragitto inesorabile travolgono persone, cose e animali, mettendo in ginocchio un intero Paese, che si ritrova ad affrontare una vera e propria emergenza. Un disastro ambientale che rischia di amplificarsi, se i fanghi tossici arriveranno – come minacciano – nel Danubio.


Per tamponare i danni e bonificare la zona travolta dai fanghi ci vorrà – secondo le prime stime del governo di Budapest – almeno un anno di lavoro e una spesa che conterà diverse decine di milioni di euro.

Ancora sconosciuti i motivi che hanno portato alla rottura degli argini della vasca, ma al momento si pensano a tre possibili cause: un eccessivo carico della vasca, un errore di progettazione, oppure l’aumento imprevisto dei liquidi a causa delle forti piogge degli ultimi tempi.

Preoccupano naturalmente le conseguenze future sull’ambiente, visto che ad oggi si sono riversati per le strade dell’Ungheria ben 1,1 milioni di metri cubi di fango, lungo un tratto di 40 chilometri quadrati. “Se le acque contaminate arriveranno al Raba e peggio ancora al Danubio - ha avvertito il sottosegretario all'Ambiente, Zoltan Illes - sarà davvero una catastrofe ecologica”.

Verdiana Amorosi



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