alluvioni

Le alluvioni che hanno colpito in questi giorni il Centro - e soprattutto il Nord d’Italia – hanno riacceso la polemica e la forte preoccupazione che vede il territorio italiano sempre più minacciato dagli eventi meteorologici. Ne sono una testimonianza le morti di questi giorni, avvenute in Liguria e in Toscana, che fanno salire a 44 il numero delle vittime da alluvioni nell’ultimo anno.

Per fronteggiare l’emergenza dei torrenti e dei fiumi che straripano – e che in alcuni casi scoppiano improvvisamente perché intubati a forza dall’uomo - sono stati spesi 200 milioni di euro, ma ancora non bastano, perché il nostro territorio è in pericolo e va messo in sicurezza al più presto.

In Italia sono tantissimi i piccoli torrenti o i corsi d’acqua che vengono imbrigliati, incanalati senza progetti strategici di lungo respiro e lasciati scorrere in zone dove abbondano i detriti, che contribuiscono – nel tempo - a creare delle masse di fango pericolose.

 

Dopo le sciagure avvenute a Giampilieri, in provincia di Messina, ad Atrani, nel salernitano, e nelle province di Savona e Genova, oggi è toccata a tre donne di Prato, morte annegate in un sottopassaggio, a causa dell’ennesima alluvione.

La messa in sicurezza del territorio è la vera grande opera pubblica da fare nel Paese” – hanno commentato dalla presidenza di Legambiente. “Denaro che serve solo a tamponare il disastro, a riparare i danni, a fatica a ricostruire quello che c’era ma che mai migliora la situazione – ha commentato Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente -Per mettere in sicurezza il territorio serve invece una grande opera di manutenzione pluriennale a partire dai piccoli corsi d’acqua. Un piano di prevenzione, in grado di coniugare la sicurezza dei cittadini con il rilancio delle economie locali, che vada a contrastare l’abusivismo e l’urbanizzazione selvaggia”.

A un anno esatto dalla frana di Giampilieri – ha continuato il presidente di Legambiente - ci troviamo di nuovo di fronte alla tragedia senza che nulla sia cambiato. Un eterno allarme quello del dissesto idrogeologico che da Nord a Sud suona puntuale ogni volta che il maltempo si affaccia sulla Penisola”.

Stessa critica anche dal WWF: “Si spende per le emergenze quando si dovrebbero usare le risorse per l’attività ordinaria – ha detto Stefano Leoni, Presidente del WWF Italia – È urgente potenziare i fondi per la prevenzione, per la manutenzione del territorio e per applicare i piani di bacino”.

Sono fermi i Piani di gestione del rischio alluvionale che le Autorità di distretto dovrebbero redigere secondo la direttiva sul rischio alluvionale in linea con la Direttiva quadro europea recepita a febbraio – ha detto ancora Leoni - Purtroppo le Autorità di distretto non sono mai state istituite, un fatto grave se si considera che queste potrebbero rappresentare un rinnovato momento di coordinamento e pianificazione comune tra le istituzioni a tutti i livelli. Invece siamo di fronte ad un ulteriore momento di forte conflittualità tra Stato e Regioni con l’“empasse” che ne consegue”.

Verdiana Amorosi

Foto: il cannocchiale



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