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Continua l’azione di Greenpeace al largo delle Isole Shetland. Uno degli attivisti che stanno bloccando qualsiasi movimento della gigantesca nave Stena Carron è italiano.

Si chiama Nazareth, ed è attualmente agganciato a 9 metri sul livello del mare in una capsula di sopravvivenza attrezzata per garantire un’autonomia di un mese in qualsiasi condizione atmosferica. Insieme a lui, un altro attivista si trova nella cabina gialla di 2 metri di diametro issata due giorni fa alla catena della Stena Carron.

La nave avrebbe in progetto di fare rotta verso la zona di Lagavulin e scavare un pozzo off-shore alla profondità di 500 metri per conto della multinazionale americana Chevron.

Intanto, i ministri dell’Ambiente dei Paesi che si affacciano sul Mare del Nord si sono riuniti ieri a Bergen, Norvegia. Sul tavolo doveva esserci una proposta tedesca per una moratoria contro le perforazioni off-shore in acque profonde. Purtroppo ad oggi non sembra che i Paesi abbiano mostrato alcun interesse a fermare questo tipo di attività.

E dal Mare del Nord Nazareth commenta l’attuale situazione così: “L’inattività dei governi rischia di vanificare un’importante opportunità per lasciarci il petrolio alle spalle e iniziare una nuova politica energetica basata sulle energie pulite. Se non verrà approvata alcuna moratoria, tutti i Paesi che si affacciano sul Mare del Nord saranno considerati responsabili in caso di marea nera”.

La richiesta di Greenpeace è molto chiara: una moratoria per ogni nuova attività di perforazione off-shore sul fronte Atlantico.

Il disastroso sversamento nel Golfo del Messico non ci è bastato?

Serena Bianchi


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