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Chi, come me, è nato a cavallo dei mitici anni ottanta ed è cresciuto a pane e cartoni animati, seguendo le eroiche gesta di Jeeg Robot D'Acciaio, Mazinga Z e Daitan 3, non avrebbe certo immaginato di assistere ai numerosi traguardi raggiunti dalla robotica moderna ne tanto meno di vedere queste macchine al servizio dell'uomo e non solo impegnate nella lotta ai meganoidi. È il caso del robot ideato dalla designer svedese Anna-Karin Bergkvist destinato sicuramente a far parlare di se. Il Planting Robot è concepito per facilitare l'uomo nel delicato processo di riforestazione attraverso un approccio estremamente ecologico.

Il “piantalberi”, come lo ha definito la sua creatrice, è munito di quattro lunghe zampe e di un braccio estremamente mobile atto ad impiantare nel terreno le giovani piante.

Le zampe sono state progettate in modo da ridurre la pressione del robot sul terreno, rendendolo così più “leggero” e delicato nei movimenti ma nel contempo consentono alla macchina di spostarsi anche su terreni estremamente duri.

In paesi come la Svezia oggi il settore forestale è in gran parte meccanizzato, mentre le operazioni di riforestazioni si svolgono prevalentemente a mano. Si tratta di processi lunghi ed impegnativi. Provate ad immaginare quanto tempo si potrebbe risparmiare e quale beneficio trarrebbe l'ambiente se fossero impiegati dei robot di questo tipo.

Le macchine attualmente utilizzate sono ancora poco flessibili ed insufficienti per ottenere risultati importanti. Inoltre le loro dimensioni ed i consumi le rendono decisamente poco green.

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Il Planting Robot invece può essere considerato un ottimo amico dell'ambiente. È in grado di preparare il terreno prima della semina in modo del tutto ecologico ed impianta delle capsule protettive in plastica biodegradabile, in grado di proteggere le piantine.

Queste barriere protettive impediscono agli insetti di rovinare i germogli senza l'uso di insetticidi tossici. Il motore del robot funziona a vapore, ottenuto da residui forestali come cippato o pellets ed è raffreddato ad acqua invece che a olio.

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La capacità di carico è di circa 320 capsule che vengono impiantate nel terreno una ad una dopo essere state caricate su una “cartucciera” girevole presente nel braccio meccanico.

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Una volta “fatto il pieno” il braccio si protende verso il terreno ed inizia la semina fino all'ultima capsula. Una volta svuotata la cartucciera il robot provvede immediatamente a ricaricarla ed il processo può ricominciare. In questo modo il replicante può spostarsi liberamente e continuare l'opera di rimboschimento.

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Il robot viene trasportato sul posto di lavoro per mezzo di una roulotte che funge anche da stazione di rifornimento: contiene infatti carburante, acqua e piantine. Il ciclo di ricarica è completamente automatizzato e trasforma il Planting Robot in un alleato perfetto della natura, in grado di velocizzare notevolmente il processo di rimboschimento e di combattere efficacemente la dilagante piaga della deforestazione.

Lorenzo De Ritis


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