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Nuova spedizione per l’”Arctic Sunrise”. Dopo le gelide temperature dell’Artico, la nave di Greenpeace salpa verso le oleose acque del Golfo del Messico. Tre mesi di spedizione per capire la reale dimensione della catastrofe e indagare sulle vere cause del disastro.

 

A un giorno dall’annuncio della Bp del successo dell’operazione Static Kill, Greenpeace rinnova l’impegno per proteggere l’area colpita dall’esplosione della Deepwater Horizon ricordando i troppi errori commessi dalla multinazionale a partire dal 20 aprile scorso. Primo fra tutti, aver vietato l’accesso ai giornalisti nelle aree impattate dal catrame e aver messo in campo risorse assolutamente inadeguate per arginare il disastro.

La partenza dell’Arctic Sunrise è prevista per la prossima settimana. La rompighiaccio salperà da Tampa in Florida e farà tappa nell’area delle Florida Keys e delle Dry Tortugas prima di raggiungere il sito di Macondo.

Il lavoro dei tecnici a bordo consisterà nel verificare l’impatto dello sversamento di petrolio sugli organismi marini, dai microrganismi planctonici in superficie ai coralli abissali dei fondali.

«BP ha annunciato di aver chiuso il pozzo, ma oltre 500.000 tonnellate di petrolio – afferma Alessandro Giannì, direttore della Campagne di Greenpeace - stanno avendo impatti sulla flora e la fauna del Golfo. Se gli effetti sulla pesca sono e saranno gravi, quelli sui delicati ecosistemi del Golfo potrebbero essere peggiori».

Per questa spedizione l’Arctic ospiterà scienziati esperti in varie discipline, dallo studio delle spugne come indicatori biologici fino al monitoraggio, e se possibile alla pulizia e cura, di organismi come mammiferi, uccelli e rettili marini imbrattati dal catrame. Specie minacciate dalla marea nera che, i volontari di Greenpeace hanno cercato, per quanto possibile, di salvare e ripulire.

La marea nera del Golfo del Messico rientra tra i più gravi casi di sversamento di petrolio direttamente in mare. Una lezione che deve servire a qualcosa, sottolinea Alessandro Giannì.

«La soluzione è ovvia: smettere di usare petrolio! In particolare dobbiamo smetterla subito con queste esplorazioni offshore che mettono in pericolo anche il Mediterraneo, dal Canale di Sicilia all’Adriatico e all’Arcipelago Toscano».

Serena Bianchi

Leggi tutti gli articoli e gli aggiornamenti sulla marea nera nel Golfo del Messico



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