siccità roma tevere potabile

Rischio siccità a Roma? Per evitarlo abbiamo il Tevere. Con un provvedimento preso a fine 2017 ma divenuto pubblico solo da poco, Acea potrebbe depurare l’acqua del fiume principale della Capitale con un impianto di potabilizzazione installato a Grottarossa con potenzialità di 500 l/s che costerà più di 12 milioni di euro. E senza alcuna misura di manutenzione degli impianti, che costerebbe molto meno, sarebbe meno impattante e porterebbe al recupero di tanta acqua che esiste ma che non arriva nelle case dei romani. 

Il lago di Bracciano non può essere più usato (per ora) come fonte principale o quasi dell’acqua potabile di Roma e provincia. Lo stop alle captazioni di Acea, che comunque è ancora in discussione legale a causa di un ricorso presentato ad aprile dalla municipalizzata, ha indotto il Comune di Roma a cercare un’alternativa, che sembra proprio il Tevere.

L’impianto di potabilizzazione previsto a Grottarossa sostituirà il precedente denominato ‘Tevere Grottarossa 2’ che dagli anni ’90 preleva acqua dal fiume, la depura e ne ricava acqua non potabile per annaffiare parchi e ville della Città eterna e del Vaticano. 

Ma si continua a procedere per decreti e provvedimenti di “emergenza”, probabilmente perché le emergenze effettivamente esistono, ma con scarsi risultati, almeno per ora, sulla rimozione delle cause di tali emergenze. Per non parlare della prevenzione… 

Un provvedimento preso “in gran segreto” di cui forse non avevamo bisogno

siccità tevere 2L'area prevista per l'impianto: Nel quadrato giallo il sito previsto per il potabilizzatore

Foto: il Caffè.tv 

[...] si indica un intervento eseguibile in tempi brevi (entro la prossima stagione estiva) e sempre destinato a contrastare il ripetersi (o il protrarsi) dell’emergenza idrica [...] la realizzazione di un impianto di potabilizzazione in loco dell’attuale impianto di trattamento delle acque del fiume Tevere a Grottarossa per una potenzialità di 500 l/s” si legge sul Piano per la gestione dell’emergenza crisi idrica di Acea, licenziato proprio per far fronte alle misure prese a difesa del lago di Bracciano.

A seguito della presentazione del piano, datato 28 luglio 2017, si è svolta un’audizione parlamentare per la sua presentazione, senza alcuna modifica rispetto al documento di Acea originale. L’approvazione sembra essere arrivata “in gran segreto” a dicembre in via preliminare e definitivamente ad aprile, oltretutto molto velocemente come misura di pubblica utilità. Ma solo ora è trapelata la notizia, pubblicata per prima dal giornale locale il Caffè.tv lo scorso 19 luglio sull'ok al nuovo depuratore che costerà circa 12.700.000 di euro.

Ricordiamo che il sistema di approvvigionamento dell’acqua di Roma è tutt’altro che “impeccabile”. Secondo quanto riportato da il Caffè.tv si perderebbe quasi la metà dell'acqua immessa in conduttura (circa il 49%). Acea in realtà sostiene di aver fatto diversi interventi di risanamento che avrebbero portato le dispersioni al di sotto del 38%, comunque moltissimo.

Anche fosse "solo" il 38%, basterebbero degli interventi di manutenzione (molto più economici del mega impianto) per evitare di disperdere meno del 9% di quanto viene attualmente immesso in rete ottenendo i 43 mila metri cubi al giorno di acqua potabile che si vogliono recuperare dal Tevere con un sistema di depurazione necessariamente costoso in quanto necessario a ottenere acqua potabile da un fiume pieno di scarichi inquinanti.

L’acqua del Tevere per sostituire quella del lago di Bracciano

L’impianto, stando al documento, dovrebbe essere realizzato a breve, insieme ad altri interventi come l’adeguamento di altri impianti e la realizzazione di infrastrutture correlate. L’obbiettivo è usare il potabilizzatore soprattutto nei mesi estivi, per soddisfare il consumo idrico nel periodo di maggiore siccità. Ma anche come supporto nel resto dell’anno, in sostituzione dei prelievi dal lago di Bracciano che (almeno per ora) non possono essere effettuati.

Acea aveva una schiacciante preferenza per Bracciano e questo non era un mistero. Infatti le acque del lago sono particolarmente “pure” grazie alla vegetazione che cresce nei fondali in grado di depurarle in modo naturale. Ma i prelievi corposi stavano letteralmente prosciugando il bacino, mettendo a rischio le stesse piante (e un intero ecosistema).

siccità tevere 1

Un provvedimento con potenziali rischi sanitari?

Non così pure appaiono invece le acque del Tevere. E tra l’altro la legge regionale n. 42 del 2007 sancisce che “sono vietati gli scarichi di acque reflue industriali in acque superficiali (come i fiumi, N.d.R.) utilizzate o destinate ad essere utilizzate per la produzione di acqua potabile […] gli scarichi in essere dovranno essere condottati a valle dell’opera di presa. Quasi impossibile, questo, per il Tevere, vista la sua lunghezza.

In altre parole il fiume dei romani non potrebbe essere usato come fonte di acqua potabile perché raccoglie le acque reflue industriali di 4 regioni (Emilia Romagna, Umbria, Toscana e Lazio). E per questo è oggi uno dei più inquinati d’Italia. A meno di grossi (e auspicabili) interventi di risanamento ambientale. Che però non appaiono nemmeno citati nei documenti.

Addio alla “buona acqua di Roma”?

Non sappiamo se il provvedimento è esecutivo. Il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche, che abbiamo raggiunto al telefono, ha negato l’approvazione di questa misura, che comunque risulta quanto meno in programma.

“C’è ancora molto da fare, ma siamo sulla strada giustascrive Virginia Raggi sul suo profilo Facebook - Roma non resterà a secco e nessuno sarà privato del bene più prezioso”. Il prezzo sarà però l’addio alla “buona acqua di Roma”?

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