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I Parchi nazionali del nostro Paese sono a rischio chiusura: la manovra economica del governo ha infatti tagliato del 50% le risorse destinate a queste realtà, sebbene già oggi la spesa sostenuta da ogni italiano per i parchi naturali equivalga al costo di un caffè al giorno.


I direttori e i presidenti dei parchi nazionali italiani – appresa la notizia della manovra economica – hanno subito lanciato l’allarme e hanno organizzato un sit-in di protesta per questa mattina alle 11, davanti al Ministero dell’Ambiente.

I tagli alle risorse sono stati già deliberati dal Senato e sono ora in discussione alla Camera, ma se venissero approvati definitivamente porterebbero alla paralisi delle attività dei parchi, se non addirittura alla loro chiusura.

Sarebbe un grave colpo al patrimonio di biodiversità e al turismo naturalistico – ha fatto sapere la Lipu-Birdlife Italia, le lega per la protezione degli uccelli che aderisce alla manifestazione indetta per domani - per non parlare dell'abbassamento delle difese immunitarie detenute dai Parchi italiani contro la distruzione di natura, con il rischio di esporre i preziosi territori protetti al cemento, alla speculazione e allo sfruttamento insostenibile delle risorse".

Anche il WWF annuncia battaglie: “Siamo tornati in dietro di 50 anni” dichiara Fulco Pratesi, presidente onorario del WWF Italia - “Con questa manovra cancelliamo tutto. Non ci fermeremo finché Governo e Parlamento non rivedranno questa decisione e alle nostre aree protette, di terra e di mare, verrà data la giusta dignità e considerazione nelle politiche nazionali. Le aree protette rappresentano una risorsa anche economica importantissima e in questo momento di crisi dovrebbero essere valorizzate e non abbandonate” conclude Pratesi.

Un danno non solo per gli animali, ma economico che andrà a gravare sul turismo e le popolazioni limitrofe come fa notare il commissario straordinario del Parco Nazionale del Gran Paradiso Italo Cerise: "non saranno solo gli animali a patire le conseguenze dei tagli" conferma "non sarà possibile tutelare la biodiversità e gli habitat incontaminati unici al mondo, e neanche promuovere il turismo nei tredici comuni che costituiscono l'area protetta, in cui vivono oltre 8.000 persone, molte delle quali sono occupate nel settore turistico e ricettivo".

Intanto le associazioni ambientaliste, che rappresentano le realtà dei parchi nazionali, non sono state a guardare e hanno chiesto al ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo che i parchi vengano riconosciuti ufficialmente come "strumenti fondamentali e irrinunciabili nelle politiche ambientali".

Chiediamo al Ministro Prestigiacomo un concreto segno di disponibilità politica in favore dei parchi. Ripristini, quindi, un fondo ministeriale da mettere a disposizione delle aree protette per integrare le risorse tagliate dalla manovra finanziaria" - tuona Antonio Nicoletti, responsabile aree protette di Legambiente. - “Non basta appellarsi al buon cuore del Ministro Tremonti o alla sensibilità del Capo del Governo, per salvare gli enti parco dall'estinzione servono risorse e un’attenzione politica che il ministro Prestigiacomo dovrebbe dimostrare maggiormente, passando dagli appelli ai fatti concreti. A meno che non voglia passare alla storia come il Ministro che ha fatto poco per salvare un’esperienza straordinaria di conservazione della biodiversità per il futuro sostenibile del nostro Paese”.

Per domani, venerdì 23 luglio, è stata indetta dall'Associazione Nazionale Dipendenti delle Aree Protette una manifestazione contro la manovra per chiedere che queste aree naturalistiche vengano esonerate dall’accettata inferta dalla manovra economica.

Verdiana Amorosi


 

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