appello salvare adriatico

Mobilitazione per salvare l’Adriatico, il mare di nessuno: con una lettera indirizzata ai ministeri italiani, croati e sloveni e alle autorità europee dicono basta 17 organizzazioni e associazioni di cittadini che vogliono rivedere il pesce nel mare e chiedono che la pesca sia fermata (o quasi).

L’Adriatico sta morendo davvero. Conferenze, appelli, risultati scientifici inequivocabili, ma per ora il disastro ambientale continua. E così l’appello per chiedere l’istituzione di Aree di Restrizione alla Pesca (Fisheries Restricted Areas, FRA), per impedire di prelevare ancora risorse dove sono finite.

Solo la Fossa di Jabuka/Pomo, tra Italia e Croazia, è considerata Essential Fish Habitat (habitat ittico essenziale) di tutto l’Adriatico centrale, in quanto la “nursery del nasello”, dove cioè questa specie si riproduce. L’Adriatico Meridionale ospita poi comunità di coralli bianchi e aggregazioni imponenti di spugne nelle acque profonde ed è caratterizzato da zooplankton di mare aperto e habitats di profondità con un’elevata ricchezza di invertebrati marini.

Sfruttamento incosciente di risorse

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Ma forse dovremmo usare il passato. Sì, perché anni di pesca sconsiderata, applicata anche con tecniche distruttive come quella a strascico, hanno letteralmente svuotato il mare, rendendolo povero e decisamente poco vitale.

Ora non si può veramente più rimandare, né pensare di vietare solo le tecniche di pesca più distruttive. È necessario un cambio di rotta. Per questo l’appello chiede l’istituzione di Aree di Restrizione alla Pesca, che, oltre a vietare le assurdità, pone anche severi limiti alla cosiddetta “pesca sostenibile” e introduce delle misure di monitoraggio e controllo più severe nella zona. Una misura che già era stata chiesta in passato, ma non ancora ascoltata. E la voce, fortunatamente, sta diventando più forte.

“L’Adriatico ha sofferto per decenni di un prelievo sconsiderato della sue risorse, alcune delle quali rischiano il collasso – spiega in un comunicato MedReAct, che ha promosso l’iniziativa - La tutela di ecosistemi vulnerabili marini e delle zone di riproduzione e accrescimento di stock, fortemente sovrasfruttati, può contribuire al loro recupero e alla sostenibilità della stessa pesca oggi fortemente in crisi”.

Invasione della plastica

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Oltre allo sfruttamento di risorse di incredibili proporzioni, i nostri mari sono anche invasi dalla plastica, come emerso dallo studio intitolato ‘DeFishGear’, condotto da scienziati di sette Paesi che condividono il bacino dell’Adriatico e dello Ionio, e da nove enti, tra cui il nostro Ispra, che hanno analizzato spiagge, acque superficiali e profonde, e che si è concluso alla fine del 2016.

Una lettera per salvare il mare? Forse una lettera non basta, ma grazie a battaglie come questa, qualche vittoria, comunque, è arrivata. Basti pensare al divieto totale e definitivo della pesca elettrica in Europa, arrivata a gennaio nonostante le pressioni delle lobby della pesca, soprattutto olandese.

Cosa possiamo fare noi

Tutti possiamo fare qualcosa. Possiamo non acquistare pesce, soprattutto se non è a km zero o fuori stagione, possiamo non usare la plastica, spesso non necessaria. Aderiamo in massa alla campagna #svestilafrutta, contro l'abuso di imballaggi spesso usati per "proteggere" frutta con la buccia.

Ricordiamo poi che sui mari incombono ancora le trivellazioni per la ricerca dei combustibili fossili, inquinanti, obsoleti e comunque poco utili al nostro fabbisogno energetico, vista la loro scarsa quantità sul nostro territorio. Possiamo farci sentire anche su questo.

L’Adriatico (come altri mari) versa in uno stato di shock, non c’è più tempo. E tutti possiamo e dobbiamo far sentire la nostra voce.

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Roberta De Carolis

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