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Con un mare di immagini mozzafiato si conclude oggi la spedizione Arctic Under Pressure. Dopo due intensi mesi di navigazione al Polo Nord, a bordo della rompighiaccio Esperanza, Greenpeace saluta le acque dell’Artico e si prepara alla prossima spedizione.

I 60 giorni di monitoraggio del non-più-così-gelido Oceano Artico hanno svelato lo stato attuale del fragilissimo ecosistema marino: è emergenza Polo Nord.

Il video diffuso da Greenpeace una settimana fa documenta l’invasione di pescherecci e attività di esplorazione per il reperimento di idrocarburi liquidi e gassosi in aree prima protette dai ghiacciai, oggi quasi completamente spariti a causa del Climate Change imperante.

Non solo, l’acidificazione delle acque, dovuto al cambiamento climatico, sta alterando gli equilibri biochimici di questo sorprendente ecosistema e, per questo, Greenpeace chiede misure urgenti per il clima e una moratoria internazionale per ogni attività industriale nell’Oceano Artico.

«Permettere alle flotte da pesca industriali di sfruttare lo scioglimento dei ghiacci per espandersi verso nord – ha detto Giorgia Monti, responsabile campagna Mare di Greenpeace - mette a rischio gli incredibili habitat dell’Oceano Artico, ancor prima che possano essere propriamente studiati”.

Insieme agli attivisti verdi, una troupe di scienziati dell’istituto di ricerca tedesco IFM-GEOMAR ha effettuato misurazioni e raccolto numerosi dati sullo stato di acidificazione delle acque, prodotto dall’aumento di CO2 in atmosfera.

L’esperimento è stato un successo - ha dichiarato il professor Ulf Riebesell che ha coordinato i lavori dell’equipe scientifica tedesca – adesso non solo siamo in possesso del più completo set di dati mai avuto rispetto agli impatti dell’acidificazione sulle acque artiche, ma da questo esperimento abbiamo anche imparato che l’acidificazione degli oceani in queste acque ha un preciso impatto sulla base della catena alimentare, che potrebbe avere delle implicazioni per l’intero ecosistema».

La possibilità di effettuare adeguati rilevamenti in queste acque sembra essere vitale al fine di ottenere un quadro chiaro e completo dei possibili scenari futuri. Per questo Greenpeace chiede con urgenza crescente che le lezioni apprese dal collasso di specie ittiche, quali il merluzzo dell’Oceano Atlantico, o dalla devastazione causata dal disastro del Golfo del Messico, siano usate per proteggere l’Oceano Artico.

Dalle isole Svalbard ecco le incredibili immagini di vita marina polare raccolte dagli operatori di Greenpeace. Su questi scenari da sogno regna la minaccia del cambiamento climatico, vogliamo veramente che scompaiano?

Serena Bianchi


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