Gran Chaco

Intere foreste, distrutte per far posto alle coltivazioni di soia, destinata ad allevare gli animali che finiranno sulle tavole europee. Siamo tra Argentina e Paraguay, nel prezioso ecosistema del Gran Chaco.

Una nuova indagine condotta da MightEarth ha mostrato cosa sta accadendo. Il team ha visitato le piantagioni di soia attraversando un'area di 4.200 chilometri, documentando la terribile distruzione a cui sta andando incontro questo delicato ecosistema.

La deforestazione nel Gran Chaco

Foto e video mostrano la deforestazione che si sta abbattendo per favorire la produzione di carne. Una vera e propria linea di demarcazione mostra che i terreni che prima ospitavano la foresta del Chaco, il più grande ecosistema “nativo” del Sud America dopo l’Amazzonia, giorno dopo giorno lasciano spazio a nuove coltivazioni di soia e cereali, monoculture mirate ad alimentare gli animali, destinati al macello.

Per scoprire il vero impatto della carne europea, MightEarth ha inviato una squadra investigativa a migliaia di chilometri di distanza dalla frontiera agricola del Sud America. Così è stato documentato in che modo la soia destinata all'alimentazione animale europea provochi la deforestazione in Argentina e in Paraguay.

Abbiamo intervistato i membri della comunità locale per conoscere gli impatti sulla salute e i conflitti sociali legati a queste vaste monoculture. Abbiamo rintracciato la soia da questi siti di produzione verso i porti, dove i commercianti internazionali la portano in tutto il mondo. Oltre 30 milioni di tonnellate di soia e farina di soia all'anno in media arrivano in Europa dal Sud America” spiega MightEarth.

L'indagine ha visto che le grandi aziende agricole distruggono e bruciano migliaia di ettari dello straordinario ecosistema del Gran Chaco, che attraversa l'Argentina, la Bolivia e il Paraguay.

Queste foreste ospitano una vasta comunità di popoli indigeni, come Ayoreo, Chamacoco, Enxet, Guarayo, Maka'a, Manjuy, Mocoví, Nandeva, Nivakle, Toba Qom e Wichi. Molti sono ancora cacciatori-raccoglitori e completamente dipendenti dalla foresta. Tra i più vulnerabili gli Ayoreo.

soia gran chaco

Soia, OGM e pesticidi

Il Gran Chaco è altamente biodiverso e ospita molte specie endemiche. Ma le aziende americane di soia come Cargill e Bunge hanno superato queste frontiere, spianando e facendo bruciare questi habitat per far posto a vasti campi di soia geneticamente modificata. Tuttavia, il clima rigido del Chaco non è naturalmente adatto per vaste monocolture. Di conseguenza, la soia cresciuta qui è geneticamente modificata e richiede una grande quantità di fertilizzanti chimici e pesticidi tossici come il glifosato. Anche questi stanno trasformando il Chaco. I corsi d'acqua sono diventati inquinati e i membri della comunità locale riferiscono un aumento di malformazioni alla nascita, tumori e malattie respiratorie. Anche gli animali domestici e il bestiame ne avvertono l'impatto. Molte famiglie hanno riferito che i loro animali sono morti a causa di questa esposizione agli erbicidi.

Soia ed emissioni inquinanti

Negli ultimi due decenni, le foreste del Chaco hanno registrato alcuni dei più alti tassi di conversione al mondo per l'agricoltura, principalmente per la soia destinata all'allevamento di bestiame. Le emissioni totali associate alla conversione delle foreste e delle praterie del Chaco in terreni coltivati e pascoli sono stimate in 3.024 milioni di tonnellate di biossido di carbonio tra il 1985 e il 2013, più di quattro volte le emissioni di biossido di carbonio che la Germania ha prodotto nel 2015.

soia cacho

La soia e l'Europa

L'Europa è un mercato cruciale, è il secondo dopo la Cina. L'agricoltura europea dipende in larga misura dalla soia importata da queste aree, utilizzata per la produzione di latticini, uova, maiale, pollame e carne bovina. Solo per dare un'idea, nel 2016 il vecchio continente ha importato 46,8 milioni di tonnellate di soia e prodotti derivati, 27,8 milioni di tonnellate di questi dall'America Latina. Occorrono 8,8 milioni di ettari per coltivare la soia che viene importata ogni anno nell'UE, pari ad un'area più grande dell'Austria.

“Le principali catene di supermercati europei come Carrefour, Lidl, Tesco, Aldi, Marks e Spencer e Ahold Delhaize sanno che molti consumatori sono preoccupati per l'eccessivo impatto ecologico e sanitario del consumo di carne. Di conseguenza, commercializzano spesso carne e latticini come sostenibili e prodotti localmente. Se è vero che i polli, i maiali e le mucche che vendono vengono normalmente allevati in Europa, i mangimi consumati dal bestiame spesso provengono da migliaia di chilometri di distanza e hanno un impatto molto più grande sull'ambiente. In quanto tale, l'etichettatura coltivata localmente rappresenta solo metà della verità sulle origini di questa carne” spiega MightEarth.

deforestazione supply

Un problema che ci riguarda direttamente, più di quanto pensiamo. L'ennesimo paradiso naturale messo a rischio per favorire l'industria alimentare, in barba alla salute e all'ambiente.

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Francesca Mancuso

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