Lago Powell

Lago Powell, un bacino artificiale a cavallo del confine tra Utah e Aziona, negli Usa. Un luogo molto amato dagli americani, con le sue acque di un colore blu intenso e i panorami mozzafiato. Ma sotto la superficie il lago nasconde grandi quantità di rifiuti radioattivi.

Ogni anno, circa 3 milioni di visitatori vengono attratti dal lago Powell, con jet ski, motoscafi e yacht simili a lussuose case galleggianti. Ma sotto le scintillanti scogliere di roccia rossa, nascoste dagli occhi dei turisti, si celano 26.000 tonnellate di rifiuti radioattivi. I rifiuti sono coperti dal limo presente sul fondo.

Il lago Powell è un bacino artificiale creato sul fiume Colorado con la costruzione della diga di Glen Canyon. Lungo quasi 300 km, presenta acque molto chiare che possono raggiungere una profondità di 170 metri. Nato a seguito della costruzione della diga, è il secondo più grande degli Stati Uniti con 3.057 km di costa e una superficie di 658 km².

Fa parte di un sistema che fornisce acqua potabile a 40 milioni di persone nel sud-ovest degli Stati Uniti. Una vera e propria bomba, che minaccia la salute degli abitanti.

Da dove provengono i rifiuti radioattivi?

Si tratta di un residuo del boom dell'uranio avvenuto attorno alla metà del secolo scorso nell'Ovest americano. Il White Canyon Mill, costruito dalla Vanadium Corporation of America nel 1949, ad esempio, frantumava e trattava 20 tonnellate di minerali al giorno con acido solforico, tributilfosfato e altri composti, su richiesta del Freedom of Information Act. Con una tonnellata di minerale si generavanocirca 2-2,5 kg di uranio. Giornalmente, sulle rive del fiume si accumulavano circa 18 tonnellatre di materiali, secondo Jonathan Thompson, autore di River of Lost Souls. Anche se il White Canyon Mill venne chiuso nel 1953 e la Vanadium Corp. fallì, i materiali rimanevano. Quando l'acqua cominciò ad accumularsi dietro la diga del Glen Canyon circa un decennio dopo, le acque del bacino idrico ricoprirono quei rifiuti.

Per assurdo, i rifiuti radioattivi non sono considerati particolarmente pericolosi. Tuttavia, sappiamo che anche piccole tracce possono provocare danni alla salute, dalla cataratta al cancro, e i pericoli potrebbero aumentare ancora di più se il Lago Powell fosse colpito da un periodo di prolungata siccità. A quel punto, i veleni nascosti sul fondale sarebbero più in superficie. Cosa che è già successa. La siccità dal 2000 al 2005 ha fatto scendere il livello dell'acqua di circa 30 metri.

“Le persone che godono Lake Powell, non sono esposte a nulla che possa far loro del male”, dice Phil Goble, responsabile della sezione materiali radioattivi per il dipartimento di qualità ambientale dell'Utah. “Gli scarti di una fabbrica che tratta uranio producono uno spreco sabbioso che contiene metalli pesanti e radio, che è radioattivo, ma questi materiali sterili sono laggiù dagli anni '50, con diversi metri di sedimento sopra di essi e l'acqua usata come filtro o scudo”.

L'Agenzia per la protezione ambientale (Epa) spiega che sono due i sistemi idrici pubblici che attingono direttamente dal lago Powell: la Navajo Generating Station e la città di Page, in Arizona.

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“Tutti i sistemi idrici comunitari sono tenuti a monitorare e soddisfare gli standard stabiliti per l'acqua potabile per una suite di radionuclidi”, afferma Nahal Mogharabi, portavoce dell'EPA 9 (Pacific Southwest). “Il sistema idrico della città di Page sta servendo acqua potabile che soddisfa gli standard per i radionuclidi”.

Ma non tutti sono così ottimisti. “Non abbiamo motivo di dubitare che ci siano significative scorie radioattive sotto il lago Powell", afferma Sandy Bahr, direttore del Grand Canyon Sierra Club (Arizona) "Quello che abbiamo detto più volte sulla miniera e sulle fabbriche di uranio è che non vale il rischio per la nostra acqua potabile”.

Gli abitanti dovranno incrociare le dita e sperare che il lago non sperimenti lunghi periodi di siccità. Di certo, è poco rassicurante sapere che le acque in cui si fa il bagno o peggio quelle bevute siano a contatto con rifiuti radioattivi.

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Francesca Mancuso

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