mercurio permafrost

Nel suolo del permafrost sono presenti enormi quantità di mercurio. Si tratta del più grande serbatoio di mercurio sul pianeta e immagazzina quasi il doppio di mercurio di tutti gli altri suoli, dell'oceano e dell'atmosfera messi insieme.

A scoprirlo è stato un team di ricercatori dell'U.S. Geological Survey di Boulder in Colorado. Secondo gli scienziati, il permafrost nell'emisfero settentrionale immagazzina enormi quantità di mercurio naturale, una scoperta con implicazioni significative per la salute umana e gli ecosistemi di tutto il mondo.

Per lo studio, i ricercatori hanno misurato le concentrazioni di mercurio nei nuclei di permafrost dall'Alaska e hanno stimato le quantità intrappolate nel permafrost a nord dell'equatore dall'ultima era glaciale.

È emerso così che i terreni del permafrost settentrionale sono il più grande serbatoio di mercurio sul pianeta.

"Questa scoperta è un punto di svolta", ha detto Paul Schuster, idrologo presso l'U.S. Geological Survey di Boulder, in Colorado, e autore principale della ricerca. "Abbiamo quantificato un pool di mercurio che non era stato fatto in precedenza, e i risultati hanno profonde implicazioni per una migliore comprensione del ciclo globale del mercurio".

Quali sono le conseguenze?

Sappiamo che l'aumento globale delle temperature e i cambiamenti climatici potrebbero disgelare gran parte dello strato di ghiaccio permanente nell'emisfero settentrionale. Lo scioglimento del permafrost potrebbe rilasciare una grande quantità di mercurio, che a sua volta potrebbe influenzare gli ecosistemi di tutto il mondo. Il mercurio si accumula nelle catene alimentari acquatiche e terrestri e ha effetti neurologici e riproduttivi dannosi sugli animali.

"Non ci sarebbe alcun problema ambientale se tutto rimanesse congelato, ma sappiamo che la Terra si sta riscaldando", ha detto Schuster.

Le nuove scoperte hanno importanti implicazioni. Il mercurio naturale presente nell'atmosfera si lega con il materiale organico nel terreno, viene sepolto dai sedimenti e viene congelato nel permafrost, dove rimane intrappolato per migliaia di anni a meno che non venga liberato da cambiamenti come il disgelo.

mercurio permafrost

Gli autori dello studio Kim Wickland e Paul Schuster hanno perforato un nucleo di permafrost nella Bonesta Creek Experimental Forest (BCEF) a sud-ovest di Fairbanks, in Alaska.

La squadra di Schuster ha determinato la quantità totale di mercurio nascosta nel permafrost usando i dati sul campo. Tra il 2004 e il 2012, gli autori della ricerca hanno perforato 13 core di permafrost da vari siti in Alaska e hanno misurato la quantità totale di mercurio e carbonio in ogni nucleo. Hanno selezionato i siti con una vasta gamma di caratteristiche del suolo per rappresentare al meglio il permafrost di tutto l'emisfero settentrionale.

Lo studio ha rilevato circa 793 gigagrammi di mercurio congelato nel suolo del permafrost settentrionale, circa 10 volte la quantità di tutte le emissioni di mercurio causate dall'uomo negli ultimi 30 anni, sulla base delle stime delle emissioni del 2016.

Lo studio ha anche scoperto che tutti i terreni congelati e non congelati nelle regioni del nord del permafrost contengono un totale di 1.656 gigagrammi di mercurio (16.560.000 quintali), che lo rendono il più grande serbatoio di mercurio conosciuto sul pianeta. Si tratta di una quantità doppia rispetto a quella contenuta nei terreni al di fuori della regione settentrionale del permafrost, nell'oceano e nell'atmosfera messi insieme.

Gli scienziati non sono ancora sicuri di quanto gran parte del mercurio immagazzinato possa danneggiare gli ecosistemi se il permafrost dovesse scongelarsi. Una domanda importante ruota attorno a quanto mercurio potrebbe fuoriuscire dal terreno e finire nei corsi d'acqua circostanti.

Se il mercurio venisse trasportato attraverso i corsi d'acqua, potrebbe essere assorbito da microrganismi e trasformato in metilmercurio, una tossina pericolosa che causa effetti neurologici su animali che vanno dalla menomazione motoria a difetti alla nascita.

"Le conseguenze di questo mercurio rilasciato nell'ambiente sono potenzialmente enormi perché il mercurio ha effetti sulla salute sugli organismi e può risalire la catena alimentare, influenzando negativamente le comunità native e altre" ha detto Steve Sebestyen, un idrologo di ricerca presso l'USDA Forest Service a Grand Rapids, nel Minnesota

Edda Mutter, direttore scientifico del Consiglio Inter-Tribal Watershed del fiume Yukon, ha detto che il nuovo studio dimostra che lo scongelamento del permafrost potrebbe avere gravi conseguenze per gli ecosistemi locali e le comunità indigene dell'emisfero settentrionale.

"Le comunità rurali in Alaska e in altre aree settentrionali hanno uno stile di vita di sussistenza, e ciò le renderebbe vulnerabili al metilmercurio che contamina il loro approvvigionamento alimentare".

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Lo studio è stato pubblicato su Geophysical Research Letters, una rivista della American Geophysical Union.

Francesca Mancuso

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