Cava Ranieri Terzigno

Discariche bonificate. Questa è la storia di un territorio martoriato da tanti anni di sversamenti abusivi, di incurie e di affari sottobanco. È la storia di un pezzo di terra che vuole riscattarsi e rispolverare nel vero senso della parola il suo passato glorioso.

Siamo in Campania, nella provincia di Napoli, a Terzigno. Un pugno di case e casupole costruite ovunque, nel cuore del Parco Nazionale del Vesuvio. Proprio così: qui, a due passi dal cratere e da uno siti archeologici più famosi al mondo, Pompei, sorge quell’ammasso che ha preso brutta forma di costruzioni messe qui e lì, e di discariche – manco a dirlo – che di avere una linea di legalità manco a parlarne.

Eppure Terzigno, che già anni fa ha fatto i conti con diverse proteste antidiscarica, è bella e magica. Patria del Lacryma Christi, delle albicocche e del pomodorino del Piennolo, ha risentito – un po’ come tutte le zone paradossalmente abbracciate dell’Ente Parco – di ripetuti abusi e illegalità.

Ne è un esempio su tutti Cava Ranieri, che da sito di stoccaggio diverrà sito archeologico. Un invaso contenente oltre 11mila metri cubi di rifiuti che prese vita nel 2000 quando, per tamponare l’emergenza spazzatura, fu dato il via libera allo scarico proprio in cava Ranieri.

La notizia bella è che entro fine febbraio sarà completamente svuotato e prenderà a giusto merito l’appellativo di “Parco Archeologico, Geologico e Naturalistico”, con il suo immenso patrimonio culturale: allo stato attuale la Sogesid, società del Ministero dell’Ambiente che ne cura la bonifica, ha completato al 75% i lavori di rimozione dei rifiuti, passaggio fondamentale per la fruizione del sito e per l’avvio di nuove campagne di scavo.

Nel prossimo aprile, invece, saranno resi noti i risultati delle analisi sui suoli dove giacevano i rifiuti, in collaborazione con Arpac Campania e, sempre ad aprile, dovrebbe vedere la luce anche il Museo Archeologico Territoriale Terzigno, dove saranno valorizzati questi ultimi ritrovamenti.

La cava si trova in località Boccia al Mauro, in una zona molto importante sotto il profilo ambientale e archeologico: si trova infatti nel Parco Nazionale del Vesuvio, in un’area SIC (Sito di Interesse Comunitario) sottoposta a vincolo Paesistico e Paesaggistico Ambientale.

Nei pressi del sito negli anni ‘80 sono stati ritrovati resti di ville rustiche di epoca romana, seppellite dall’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C.

Il progetto ha previsto dunque indagini archeologiche, con trincee che hanno riportato alla luce alcune evidenze su presunte attività agricole dell’epoca e sugli eventi eruttivi. A questa fase sono seguite la redazione del Piano operativo e varie attività come la rimozione del telo in polietilene che isolava i rifiuti, il carico, trasporto e conferimento dei cumuli in un impianto di trattamento o in discarica autorizzata.

Una bella vittoria, insomma, per un posto dove si gettava solo spazzatura!

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Germana Carillo

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