oasi di Orbetello

Oggi 2 febbraio è la giornata mondiale delle zone umide. Laghi, stagni, pozze sono sempre più a rischio a causa degli effetti dei cambiamenti climatici che le stanno prosciugando. A ciò si aggiunge anche il consumo del suolo, l'inquinamento e la caccia.

Si tratta degli ecosistemi più a rischio del pianeta: in Europa ne sono scomparsi il 90% solo nell’ultimo secolo. Dei circa 3 milioni di ettari originari, all’inizio del secolo scorso ne restavano meno della metà, 1.300.000 ettari. In Italia non va di certo meglio. I laghi stanno soffrendo particolarmente e insieme soffrono i loro abitanti, animali e piante.

Le zone umide e in particolare i laghi saranno i primi ambienti a subire i danni inflitti dall'effetto serra. Con un innalzamento delle temperature tra i 2 e i 3°C le piogge si ridurranno del 25% e il mare invaderà le coste.

A farne le spese saranno soprattutto i piccoli  laghi. Già oggi 6 zone umide italiane, dal nord al sud, presentano evidenti processi di desertificazione precoci. Tra le prime aree ad accusare la 'malattia climatica' sono il bosco della Mesola nel Delta del Po (Emilia Romagna), il lago di Massaciuccoli e la Pineta di Alberese (Toscana); la tenuta di Castel Porziano e il Parco nazionale del Circeo (Lazio), il bosco di Policoro (Basilicata) e le zone umide della Sardegna occidentale.

Gli effetti delle trasformazioni di queste zone sulla biodiversità riguardano anche le cosiddette specie aliene: pesce siluro, nutrie, Persico sole, Pesce gatto e molte altre sono state spesso introdotte per la pesca ricreativa. La loro presenza altera gli equilibri. Ed è così che alcune specie simbolo, come la tinca, abituate a deporre le uova nella vegetazione acquatica, si stanno riducendo sempre di più a causa della presenza di nuovi predatori come il pesce siluro.

Per arrestare il ritmo della perdita delle zone umide e farne conoscere l'enorme valore, il WWF ha lanciato la nuova Campagna One Million Ponds che punta a ricostruire laghi, stagni, pozze, fontanili, torbiere e acquitrini, 15 dei quali rari e tutelati dalla Direttiva europea “Habitat”, fondamentale per proteggere la nostra biodiversità.

Non solo laghi. Entro il 30 aprile 2018, sarà possibile contribuire a salvare stagni, paludi, acquitrini, raccolte d’acqua, dove sono presenti piante e animali palustri. Come? Segnalandole al WWF.

macchiagrande

"Ricostruiamo insieme una Rete Ecologica sul nostro territorio a favore di anfibi, libellule, ninfee e lenticchie d’acqua! Vogliamo creare insieme a voi un archivio fotografico per documentare la situazione delle nostre piccole zone umide."

Occorre inviare un massimo di 5 foto indicando località, coordinate e autore.

"Possiamo contribuire concretamente alla tutela degli anfibi e della fauna acquatica realizzando uno stagno o ripristinando vecchie strutture, come abbeveratoi, fontanili, pozze".

LEGGI anche:

Si può scegliere di realizzare un piccolo stagno o scuola o di ristrutturare un fontanile.

Francesca Mancuso

Foto: WWF

monge

Monge

20 cose che il tuo cane e gatto non dovrebbero mai mangiare

plt energy

PLT puregreen

I vantaggi di scegliere un operatore di energia da fonti rinnovabili

sai cosa compri
dieta
integratori
lievito madre
ricette vegane
ricette vegetariane
riciclo creativo
rimedi naturali
yoga
seguici su facebook
manifesto
banner calendario
corsi greenme
whatsapp gratis
seguici su instagram