abusivismo_edilizio

Si riaffaccia nuovamente l’ipotesi di condono, con l’obiettivo di incassare quanto più è possibile, senza punire in nessun modo chi ha costruito in aree protette, desertificando e cementificando zone verdi del nostro territorio. Senza pensare alla sicurezza, al rispetto delle leggi, a chi le ha sempre rispettate e naturalmente senza pensare all’ambiente.

Proprio ieri infatti, in Campania, il consiglio regionale ha approvato il blocco delle demolizioni di case abusive, che il tribunale aveva ordinato, chiedendo al governo la riapertura del condono edilizio.

Ci risiamo quindi, ma non è tutto, perché oggi alla Camera, dopo aver tirato, qualche giorno fa, un sospiro di sollievo per la bocciatura della proposta di condono contenuta nel DL Manovra, la commissione ambiente discuterà di un nuovo emendamento dal titolo: “disposizioni per accelerare la definizione delle pratiche di condono edilizio al fine di contribuire alla ripresa economica” – che in altre parole vuol dire “assolviamo tutti i colpevoli di abusivismo, indipendentemente dal reato commesso, l’importante è che facciamo cassa”.
E così, saranno le ecomafie a tirare un sospiro di sollievo, perché non solo potranno vedere integri i loro immobili abusivi, ma sosterranno una spesa irrisoria per condonarli e riscattarli. Vediamo perché…

Ancora una volta appare in scena il senatore Tancredi (quello che tempo fa aveva proposto che il condono disposto nel decreto del 2003 “si applicasse anche agli abusi edilizi realizzati entro il 31 marzo 2010, in aree protette") che questa volta ha lanciato un’altra idea geniale: “il proprietario di un immobile abusivo ha il diritto di prelazione quando questo viene acquisito e messo all'asta dal Comune”.
Ciò vuol dire che le case costruite abusivamente vengono trattenute dal comune, che invece di abbatterle le mette all’asta, dopo averle sanate e accatastate, dando al proprietario abusivo la possibilità di acquistarle. A questo punto basta mandare deserta l’asta e la casa che doveva essere abbattuta viene comprata ad un prezzo irrisorio.

Per cercare di fermare questo scempio ambientale, evidenziando l’assurdità delle proposte, è intervenuto anche il vicepresidente nazionale di Legambiente Sebastiano Venneri: “L’ennesimo tentativo di proporre un condono generale è la prova della superficialità e dell’incompetenza di quei parlamentari che, per recuperare rapidi introiti e facili consensi, condannano allo scempio un Paese che sul paesaggio e i beni ambientali dovrebbe costruire le sue occasioni di rilancio. In tutto ciò – ha continuato - la manfrina delle continue ipotesi di condono contribuisce a incentivare ancora in queste ore l'abusivismo illegale e a promuovere la logica dei furbetti che in Italia confidano sempre su un futuro indulto che renda legittima ogni loro nefandezza. È necessario un segnale inequivocabile da parte del Governo per mettere fine a questa situazione grottesca. Il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo intervenga e si faccia garante affinché si escluda categoricamente qualsiasi ipotesi di condono edilizio dalla manovra economica”.



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