cop16

Dopo il fallimento dell’ultimo incontro, tenuto a Copenhagen, sui cambiamenti climatici e sulle possibili soluzioni, i rappresentanti degli Stati di tutto il mondo si preparano alla nuova conferenza internazionale sul clima - Cop 16 - fissata nella città messicana di Cancun per il prossimo novembre.

Sebbene l’entusiasmo e le aspettative si siano sensibilmente ridimensionate, c’è chi lancia nuove sfide affinché ci siano – almeno in occasione del prossimo summit – dei piccoli ma significativi risultati. È il caso di Christiana Figueres, rappresentante costaricana che tra qualche giorno sarà il nuovo segretario della Convenzione Onu sui cambiamenti climatici e che è intervenuta a Roma all’incontro per i lavori del Major Economies Forum (Mef – organismo instaurato da Barack Obama per i negoziati internazionali sul clima). Proprio a Roma ha fatto sapere di voler ottenere qualche risultato pratico dall’appuntamento di Cancun, per non ripetere il fallimento di Copenhagen dello scorso dicembre.

Sono fiduciosa che a Cancun le decisioni degli Stati inizieranno ad essere più focalizzate sugli impegni delle istituzioni contro i cambiamenti climatici – ha detto Figueres in conclusione dell’incontro a Roma – è evidente che mettere d’accordo i rappresentanti di quasi 200 nazioni è un processo difficile, lento e doloroso, ma non vedo altre opzioni percorribili. Non si può lasciare nessuno indietro, perché non c’è nessuno che non sia affetto dai cambiamenti climatici”.

La rappresentante costaricana delle Nazioni Unite è poi scesa nel dettaglio, parlando delle difficoltà riscontrate nel distribuire in modo armonioso somme di denaro dai Paesi ricchi a quelli poveri. “È comprensibile che i paesi donatori che hanno l’obbligo di dare i fondi vogliano anche controllare come vengano spesi – ha evidenziato – ma d’altra parte è giustificabile che chi li riceve abbia un accesso diretto e non condizionato. Dobbiamo mettere insieme queste due visioni”.

A commentare le tiepide aspettative riscontrate in occasione del MEF, con lo sguardo rivolto alle possibilità offerte da Cancun, anche Stefania Prestigiacomo, ministro italiano dell’Ambiente, intervenuta ad una conferenza stampa organizzata alla fine dell’incontro romano: "Non abbiamo raggiunto grossi risultati al Mef. Cancun non sarà una svolta, anche se siamo tutti determinati a puntare al summit non per raggiungere un accordo globale così come si pensava per Copenaghen. Ma a Cancun potremo dire di aver raggiunto un risultato positivo se si riuscirà a definire una architettura condivisa per un futuro. Non dobbiamo cadere nell'errore di Copenaghen, alzando le aspettative per poi conseguire un flop. – ha concluso - Siamo consapevoli che non ci sono le condizioni per un accordo globale".


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