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Oggi, in varie città italiane, organizzazioni, associazioni e privati cittadini scendono in piazza per dire no alla legge bavaglio sulle intercettazioni che approderà in aula il 29 di luglio.

Per il 9 luglio è stata confermata dalla Federazione nazionale della Stampa la giornata di black out dell'informazione contro "un atto di forza del governo" o, come lo ha definito la Cgil "Un atto di protervia e di arroganza". Da qui la necessità di una mobilitazione forte a cominciare da quella prevista per oggi a Roma, in Piazza Navona. Ma non solo perché sono in totale 22 le città, compresa Londra e Parigi dove sono state organizzate manifestazioni e presidi.

Alla protesta si unisce anche Legambiente, che sostiene come la censura all’informazione favorisca enormemente la criminalità organizzata, con tutto ciò che questo comporta per l’ambiente, e penalizzi i cittadini onesti.

Il ddl Intercettazioni non solo costituisce una vera e propria censura all’informazione e un danno alla consapevolezza dei cittadini – ha fatto sapere l’associazione ambientalista - ma rappresenta anche un grave ostacolo nella lotta alla criminalità. La vittoria sull’ecomafia passa, infatti, dagli strumenti di indagini consentiti alle forze dell’ordine, primo fra tutti la possibilità di fare ricorso alle intercettazioni, ma anche dal ruolo attivo dei cittadini che hanno il diritto di sapere quali danni si stanno consumando sul proprio territorio”.

Infatti, come sottolinea Sebastiano Venneri, vicepresidente di Legambiente, è solo grazie alle intercettazioni che sono stati scoperti molti dei progetti criminali messi in piedi dalle ecomafie, come le navi dei veleni, le discariche abusive tossiche e l’inquinamento deliberato di interi territori; tra questi anche alcune riserve naturali.
Con la riforma prevista, invece, l’utilizzo dello strumento delle intercettazioni sarà depotenziato e ridotto a un fardello burocratico impossibile da gestire. – ha detto Venneri - Le indagini per le inchieste sui traffici di rifiuti diventeranno una sorta di percorso ad ostacoli snervante e complicato che limiterà drasticamente l’attività investigativa, costringendo i magistrati a riempire carte e documenti piuttosto che fare indagini, garantendo ai criminali nuove opportunità di impunità”.



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