petroliera Sanchi disastro

Nuova marea nera, ancora disastri. Sabato 6 gennaio al largo delle coste di Shanghai, in Cina, una petroliera iraniana si è scontrata col mercantile CF Crystal di Hong Kong. A bordo della petroliera c'erano 32 persone, tutte disperse, mentre i 21 membri del mercantile si sono salvati. Si teme adesso per l'enorme quantità di condensato trasportato dalla petroliera: ben 150mila tonnellate, circa un milione di barili.

Il ministero dei Trasporti cinese ha fatto sapere che la petroliera Sanchi stava navigando dall'Iran alla Corea del Sud quando è entrata in collisione con il CF Crystal a 160 miglia nautiche dalla costa di Shanghai.

Gran parte del condensato, un tipo di petrolio raffinato molto leggero, è finito nel mar Cinese orientale. La petroliera rischia anche di esplodere e affondare, riversando il resto nelle acque. A seguito della collisione col mercantile, infatti, si sono levate le fiamme. L'incendio, divampato a bordo, ha reso difficili le operazioni di contenimento del petrolio fuoriuscito.

Un vero e proprio inferno, come hanno confermato anche i media cinesi che temono l'esplosione. I soccorritori che fino ad ora hanno tentano di raggiungere il sito non possono avvicinarsi al luogo dell'incidente a causa delle nubi tossiche.

Il condensato è molto diverso dal petrolio greggio che purtroppo abbiamo spesso visto durante le altre fuoriuscite. Esiste sotto forma di gas all'interno di serbatoi ad alta pressione e diventa liquido una volta estratto. È altamente tossico, a bassa densità e notevolmente più esplosivo rispetto al normale greggio.

A differenza del petrolio, inoltre, non ha bisogno del processo di raffinazione e serve a creare prodotti come carburanti, benzina, diesel e combustibili destinati al riscaldamento.

Un pericolo per l'ambiente visto che è altamente tossico ed essendo molto leggero può disperdersi più rapidamente. In più, come ha precisato John Driscoll di JTD Energy Services "è più probabile che si disperda o si mischi con l'acqua". Essendo privo di colore e odore, è inoltre molto più difficile da rilevare, contenere e ripulire.

L'esperto ambientale Wei Xianghua ha dichiarato all'Agence France-Presse: "È molto probabile che questo uccida la vita marina in una vasta area".

Il portavoce del ministero degli Esteri cinese Lu Kang ha detto che le condizioni non sono "favorevoli alle operazioni di ricerca e soccorso".

Non ci sono dichiarazioni ufficiali sul destino dei 32 membri dell'equipaggio, 30 iraniani e due bengalesi. Dal canto suo, la Cina ha inviato diverse navi per effettuare operazioni di ricerca e soccorso, mentre la Corea del Sud ha fornito supporto con una nave della guardia costiera e un elicottero. Aiuti anche dagli Stati Uniti che hanno inviato un aereo militare.

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È ancora presto per fare un bilancio, non si sa ancora se tutto il condensato sia già finito in mare ma le speranze di arginare il disastro si fanno sempre più esigue. L'ennesimo disastro ambientale legato al petrolio. E il 2018 è appena iniziato.

Francesca Mancuso

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