Prestigicomo_ricorso_regioni_nucleare

La Corte Costituzionale ha detto no al ricorso impugnato dalle undici (diventate dieci dopo la marcia indietro del Piemonte) regioni italiane: il nucleare quindi si farà. Dopo il susseguirsi di notizie e smentite dei giorni scorsi, ieri è arrivato il no definitivo alle regioni che avevano contestato la legge delega del 2009 sul nucleare.

Le richieste e le contestazioni sollevate da Lazio, Umbria, Basilicata, Toscana, Calabria, Marche, Molise, Puglia, Liguria e Emilia Romagna sono state definite in parte inammissibili e in parte illegittime, ma il documento con le motivazioni dettagliate della sentenza verrà reso pubblico solo nelle prossime settimane. Via libera dunque al nucleare, che il governo italiano auspica da tempo; senza considerare però i rischi per l’ambiente e gli enormi costi da sostenere.

Soddisfatta, naturalmente Stefania Prestigiacomo, Ministro dell’Ambiente che proprio nei giorni scorso aveva ribadito l'opportunità dell'atomo: "La decisione della Corte Costituzionale di rigettare l'impugnativa delle Regioni sulla legge delega per il nucleare – ha commentato il ministro- fuga ogni dubbio sulla legittimità della impostazione del Governo su questo tema chiave per lo sviluppo del paese. Ho affrontato oggi il tema con il premier Berlusconi chiedendogli di accelerare le procedure per l'avvio dell'Agenzia per la Sicurezza Nucleare e che domani approfondiremo a margine del consiglio. Ora bisogna andare avanti senza indugio per definire le scelte concrete da adottare, i costi e i benefici per i territori e per il paese. Credo sia oggi ancora più valida – ha continuato il ministro all’ambiente - la proposta di un tavolo di confronto concreto de-ideologizzato che consenta di affrontare uno snodo dello sviluppo del paese come quello del ritorno al nucleare non cercando impossibili unanimità ma la piena consapevolezza di tutti in materia di sicurezza, ambiente, costi, bilancio energetico. Sgombrando il campo sia da allarmismi ingiustificati che da facili entusiasmi. Incontrerò oggi il prof. Veronesi e sono pronta ad incontrare Emma Bonino e quanti si sono dichiarati disponibili ad un confronto franco su questa sfida”.

Intanto però si calcola che per la realizzazione del reattore europeo pressurizzato (EPR, di tecnologia francese, ci vorranno circa tre anni, e prima si dovranno individuare i luoghi adatti: zone poco sismiche (difficile in un territorio a forte rischio terremoti) che abbiano bacini d’acqua senza il pericolo delle inondazioni e lontani dalle aree abitate.
Tra le località al momento considerate ci sono Caorso, nel Piacentino, Trino Vercellese (Vercelli), Montalto di Castro, in provincia di Viterbo, Termoli, in provincia di Campobasso, ma si è parlato anche di Porto Tolle, a Rovigo, Monfalcone (in provincia di Gorizia), Scanzano Jonico (Matera), Palma (Agrigento), Oristano e Chioggia (Venezia).



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