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La Corte Costituzionale ha rigettato i ricorsi sollevati da dieci Regioni sulla legge delega del 2009 sul nucleare, dichiarandoli in parte infondati e in parte inammissibili. Alcune Regioni italiane, precisamente Toscana, Umbria, Liguria, Puglia, Basilicata, Lazio, Calabria, Marche, Emilia Romagna e Molise, avevano impugnato di fronte alla Consulta la legge n. 99 del 2009 che ha conferito al governo la delega per la riapertura degli impianti nucleari in Italia. In un primo momento anche il Piemonte si era schierato contro la legge delega, poi con l’elezione del leghista Roberto Cota alla guida della giunta, ha deciso di fare marcia indietro.

A spingere le Regioni a impugnare la legge sono stati numerosi profili di illegittimità ravvisati nel provvedimento. Innanzitutto l'assenza di intesa e raccordo con ciascuna delle Regioni interessate dalla scelta dei siti delle centrali, poi i criteri e le modalità di esercizio del potere sostituivo dell'esecutivo centrale in caso di mancato accordo e la possibilità di dichiarare i siti aree di interesse strategico nazionale, soggette a speciali forme di vigilanza e di protezione. Oltre alla procedura che prevede una autorizzazione unica (e non a livello locale) sulle tipologie di impianti per la produzione di energia nucleare rilasciata previa intesa della Conferenza unificata e dopo delibera del Cipe.

Ancora non sono note le motivazioni della sentenza emessa dai giudici della Consulta. In ogni caso non si tratta della decisione definitiva: oltre che sulla legge delega, i giudici costituzionali dovranno pronunciarsi anche sul decreto delegato del 15 febbraio scorso, nel frattempo impugnato dall’Emilia Romagna, dalla Toscana e dalla Puglia.

"Questa sentenza non cambia la sostanza: la quasi totalità delle Regioni italiane, governate dal centro destra e dal centro sinistra, e la maggior parte dei cittadini non vogliono sentir parlare di ritorno al nucleare”. Questo il commento di Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente, alla notizia della bocciatura da parte della Corte Costituzionale delle questioni sollevate dalle Regioni italiane.

“Il governo abbia il coraggio, dopo tante parole, di passare ai fatti: definisca gli assetti dell’Agenzia per la sicurezza nucleare, valuti i progetti presentati dalle aziende energetiche, tiri fuori i nomi delle località che ospiteranno le centrali ", aggiunge Ciafani. "Staremo a vedere - conclude l'esperto di Legambiente - se riuscirà a posare la prima pietra dei nuovi impianti, come propagandato finora. L’unica cosa certa di questo progetto ideologico è che l’Italia perderà altro tempo nella lotta al cambiamento climatico e per ridurre la sua dipendenza energetica, a fronte di pesanti e crescenti costi per la collettività”.

Rosamaria Freda

Fonte GreenBiz.it



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