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Una mega diga idroelettrica minaccia la popolazione marina e mette a serio rischio la sicurezza alimentare del bacino inferiore Mekong in Cambogia. Costruirla sarebbe l’ennesimo danno per le comunità che si sostengono proprio grazie al fiume.

Lo scorso settembre, l’inaugurazione della diga inferiore Sesano non era stata salutata positivamente dai cambogiani: il 9,3% dei pesci era morto, ma anche gli abitanti erano stati costretti a spostarsi dai loro villaggi.

La diga, infatti, aveva inondato 36mila ettari di terreno, molti dei quali adibiti a piccole comunità, così circa 5mila persone avevano dovuto lasciare tutto ciò che avevano costruito con sacrificio.
Ma la storia si ripete.

Nell’isola di Punleu c’è l’ipotesi che venga costruita una diga sul fiume Mekong a Sambor, nella provincia di Kratie, in Cambogia. Questa diventerebbe una delle 11 dighe idroelettriche più grandi previste nella zona.

Ma c’è un dato che allarma ancora di più: in totale sarebbero circa 200 le dighe già costruite, in costruzione o pianificate su questo fiume. Ciò ovviamente ha effetti devastanti sul territorio e sulla popolazione.

Intanto, la diga Sambor bloccherebbe le grandi migrazioni di pesci tra il sud del Laos e il lago Tonle Sap in Cambogia, distruggerebbe gli habitat naturali e interromperebbe i cicli idrologici, sedimentari e nutrienti del fiume, cambiando per sempre il corso del fiume.

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Tutto ciò, secondo le stime porterebbe alla perdita del 42% di pesce mettendo a rischio i mezzi di sussistenza e la sicurezza alimentare di milioni di persone. In questa zona, infatti, si vive di pesca che è la loro unica fonte per l’assunzione di proteine.

Il pesce è dunque il primo alimento della loro dieta soprattutto perché i cambiamenti climatici e i conseguenti disastri non permettono la sopravvivenza esclusivamente di agricoltura.

"Mangiamo pesce quasi sei giorni alla settimana. I miei figli e i miei nipoti hanno abbastanza cibo per mangiare ogni giorno e sono sani. Non abbiamo bisogno di spendere soldi per acquistare pesce perché finora ce n’è stato in abbandona”, spiega una donna anziana che vive a Koh Dambang, un'isola posta al centro del fiume Mekong.

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La stessa situazione c’è nei villaggi vicini:

"Se finora non abbiamo perito la fame è solo grazie a questo fiume”, dice un uomo residente a Svay Chek.

Di esempi se ne potrebbero fare tanti come si legge nel reportage di Earth Island Journal, le storie sono tutte simili perché la vita di circa 60 milioni di persone che vivono in tutto il bacino è strettamente connessa con il ciclo naturale del fiume.

Per le famiglie è fonte di proteine e di reddito, per questo la costruzione di una diga idroelettrica non gli fa affrontare il futuro in maniera serena. Abbiamo più volte raccontato di come le multinazionali ignorando i fabbisogni delle popolazioni locali costruiscono e smantellano a proprio piacimento con il consenso dei governi locali.

“Oltre al pesce, l’acqua del fiume serve per la coltivazione del riso perché qui abbiamo scarsità idrica, ma anche per cucinare e per bere” continua la donna anziana.

Le popolazioni indigene e non solo sono sempre più minacciate:

La costruzione della diga sarebbe, dunque, un vero e proprio disastro in un paese in cui c’è già un alto tasso di malnutrizione e di povertà. E pensare che al posto di pensare a dighe invasive si potrebbe sfruttare il ritmo delle energie alternative.

Dominella Trunfio

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