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Nelle acque maltesi si continua a pescare in modo sregolato, nonostante il divieto anticipato imposto dall’Unione Europea e proprio ieri un carico di tonno rosso è partito alla volta di Malta, destinato ad un allevamento, dove i pesci vengono ingrassati e poi rivenduti. Per contrastare questo scempio sono scesi nuovamente in campo gli attivisti di Greenpeace che, con un’azione non violenta, sono saliti a bordo di sette gommoni provenienti dalle navi Rainbow Warrior e Artic Sunrise, per cercare di liberare i tonni rossi dalla gabbia. Ma come già successo nei giorni scorsi, anche a questo tentativo, i pescatori hanno sparato perfino dei razzi di segnalazione; è intervenuta quindi la guardia costiera maltese, che ha rincarato la dose allontanando gli attivisti con dei cannoni ad acqua.

«Fermare la pesca è l’unica cosa responsabile da fare, per il futuro di questa specie e del nostro mare – ha fatto sapere Giorgia Monti responsabile della campagna mare di Greenpeace - Le condizioni di questo stock sono l’esempio lampante del fallimento della gestione della pesca nel Mediterraneo, con risorse ittiche ed ecosistemi al collasso e migliaia di posti di lavoro bruciati».

La situazione preoccupa, perché solo pochi giorni fa l’Europa ha ordinato ufficialmente la chiusura della stagione della pesca, mentre le operazioni in mare - da parte dei pescatori indifferenti al richiamo - non accennano a diminuire.

L’associazione ambientalista chiede quindi di chiudere in modo perentorio le attività di pesca e creare riserve marine in aree chiave per la riproduzione del tonno rosso e recuperare dei numeri che si assottigliano sempre di più.

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