Cosa succederebbe se il terribile incidente alla piattaforma petrolifera della British Petrolium, nel golfo del Messico, si verificasse anche nel nostro mare Adriatico? È la domanda posta dal WWF in seguito alle concessioni di estrazione petrolifera approvate a largo dell’Abruzzo.

L’associazione ambientalista ha sovrapposto, rispettando naturalmente le proporzioni, la macchia di petrolio su una cartina dell’Adriatico. La conseguenza sarebbe la morte di tutto il mare, che ha fondali molto più bassi e un ricambio decisamente più ristretto rispetto all’area che si trova a largo della Louisiana.
Incredibile l’impatto che si genererebbe sulla biodiversità del nostro ricco mare, in cui vivono verdesche, tartarughe marine, capodogli, balene e lo squalo grigio. A questo si aggiunge il disastro sulle coste, sia italiane sia balcaniche, che in breve tempo sarebbero invase dalla macchia nera. In poco tempo aree ricche di specie animali e vegetali, come il Parco del Conero, la Riserva Marina delle Isole Tremiti e la Riserva Marina di Miramare, sarebbero irrimediabilmente compromesse.


Tutto ciò per evidenziare il rischio che oggi corrono le acque antistanti la costa abruzzese, interessate dalle concessioni per la ricerca e l’estrazione del petrolio.

Certamente le quantità e la profondità della piattaforma nel Golfo del Messico non sono paragonabili con le situazioni che interessano la nostra costa” - ha fatto sapere Dante Caserta, consigliere nazionale del WWF Italia - “ma è del tutto evidente quanto sarebbe devastante un incidente anche di più modeste dimensioni in un mare come il Mare Adriatico. Non solo la costa abruzzese sarebbe devastata, ma in pratica tutta la costa adriatica, oltre a quella balcanica, verrebbe compromessa per anni ed anni”.


Il WWF torna quindi a chiedere che si intervenga sulle autorizzazioni che si stanno rilasciando nel mare abruzzese e che mettono in pericolo il nostro mare, le coste, le specie animali e vegetali.

Verdiana Amorosi

 

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