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Junichi Sato e Toru Suzuki, i due attivisti di Greenpeace Giappone accusati di furto di carne di balena ai danni del governo giapponese, rischiano oggi un anno e sei mesi di prigione. A pochi giorni da un altro caso di attacco ai difensori dei cetacei, che ha visto il ferimento di un attivista al largo di Malta durante un blitz contro i pescherecci di tonno rosso, il governo Giapponese dichiara guerra a chi si batte per la salvaguardia della biodiversità marina.

Una pena che per Greenpeace equivale al periodo più lungo mai richiesto per un attivista in quarant’anni di storia dell’organizzazione. Pena suggerita dal pubblico ministero della corte del Distretto di Aomori, Giappone.

Nel 2008, Junichi Sato e Toru Suzuki, erano riusciti a intercettare delle scatole con carne di balena proveniente dal programma di caccia baleniera giapponese e destinate al marcato nero. Sato e Suzuki avevano utilizzato la carne trovata nelle scatole per denunciare la corruzione del sistema e chiedere un’indagine ufficiale.

La risposta del governo, però, è stata molto diversa dalle aspettative e proprio nella Giornata mondiale per gli Oceani, i due ambientalisti vedono a rischio la propria libertà.

«Junichi e Toru hanno agito in modo pacifico e solamente nell’interesse pubblico per esporre casi di appropriazione indebita di carne di balena cacciata a spese dei contribuenti giapponesi - sostiene Giorgia Monti, responsabile della campagna Mare di Greenpeace Italia - È preoccupante che ora stiano rischiando di finire in prigione. Diversi esperti di diritti umani sono concordi nel ritenere che questo caso sia stato mosso esclusivamente da ragioni politiche, e che sia un altro esempio di come sempre più spesso a livello globale le autorità utilizzino la legge per zittire dissensi imbarazzanti».

Sono trascorsi due anni dalle prime denunce sul caso “Tokyo Two”. Da giugno 2008 a oggi, a difesa dei due giovani ambientalisti, si sono mobilitate tutte le sedi di Greenpeace a livello internazionale, insieme al Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite, che a giugno del 2008 aveva definito lo stato di arresto di 26 giorni previsto per Sato e Suzuki, un’autentica violazione dei diritti umani.

Tra due settimane, ad Agadir, in Marocco, si apriranno i lavori della Commissione Baleniera Internazionale (IWC). Lavori, già bloccati dalle pressioni dei commercianti e dei cacciatori di carne di balena giapponesi nel 2009 con un giorno di anticipo rispetto alla data conclusiva prevista.

Il Giappone da anni giustifica la caccia alle balene con ragioni scientifiche, continuando così indisturbato a cacciare specie in pericolo di estinzione, e il collasso della Commissione Baleniera Internazionale ne è una chiara testimonianza.

 

«È ora che si ponga fine alla caccia commerciale alle balene e si avvii finalmente il processo di “modernizzazione” della Commissione il cui ruolo deve essere quello di tutelare le balene e non di legittimarne l’uccisione. I nostri attivisti rischiano più di un anno di carcere, cosa sono disposti a fare quei paesi che dicono di voler proteggere le balene? Alle parole devono seguire i fatti» conclude Monti.
Serena Bianchi

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